Sassari, acqua a intermittenza. Mascia: il collegamento fra gli acquedotti non può più aspettare

Il sindaco chiede conto dell’intervento a Porto Torres e contesta la gestione delle emergenze. Un nuovo guasto al Coghinas 2 ha imposto altre restrizioni nel Nord Ovest.

Un’altra rottura, altre ore senza acqua. Il guasto al Coghinas 2, individuato nel territorio di Castelsardo, ha costretto a fermare nuovamente la condotta e a programmare restrizioni in diversi centri del Nord Ovest. Abbanoa ne ha dato notizia il 23 settembre, indicando chiusure anche per il giorno successivo. Appena pochi giorni prima, il 18 settembre, aveva comunicato l’allungamento dei tempi di riparazione di un precedente guasto sullo stesso acquedotto.

È questa successione di interruzioni a provocare la protesta di Giuseppe Mascia, sindaco di Sassari e della Città Metropolitana. La sua richiesta riguarda un intervento preciso: completare il collegamento tra i tratti terminali dei due acquedotti Coghinas, così da rendere il sistema meno vulnerabile alle rotture.

«Che la rete idrica del territorio sia vecchia e malridotta è un fatto ormai noto, e va dato merito all’attuale governo regionale di aver previsto investimenti mai visti prima per il suo ammodernamento completo, che però richiede tempo. Ma non è pensabile che, nel frattempo, a ogni rottura debbano corrispondere disagi come quelli che stanno affrontando in questi giorni la città di Sassari e altri centri del Nord Ovest Sardegna. Nonostante gli impegni presi da chi di competenza con gli amministratori regionali e locali, ancora non si è provveduto a interconnettere l’ultimo tratto dei due acquedotti che servono questa parte di territorio, ossia il Coghinas 1 e il Coghinas 2».

Per capire il problema bisogna risalire dai rubinetti alle grandi condotte. Il Coghinas 2, gestito dall’Enas, l’Ente Acque della Sardegna, alimenta i potabilizzatori Abbanoa di Truncu Reale e Monte Agnese. L’acqua arriva dunque agli impianti per essere trattata e poi distribuita: quando si interrompe l’alimentazione a monte, le conseguenze raggiungono le reti cittadine. Collegare i due acquedotti significa disporre di un percorso alternativo per l’acqua durante un guasto. Mascia chiede che cosa sia stato fatto per rendere utilizzabile quello di Porto Torres.

«Ci dicano cosa è stato fatto per rendere concreta la possibilità di ripristinare la condotta che a Porto Torres permetterebbe di connettere l’ultimo tratto del Coghinas 2 al Coghinas 1, scongiurando interruzioni e malfunzionamenti come quelli con cui stiamo facendo i conti in questi giorni».

La precisazione geografica conta. Un’interconnessione esiste già a Punta Tramontana: la Regione ne aveva illustrato il funzionamento il 26 maggio, presentando la riattivazione del primo tratto del Coghinas 1, nell’ambito degli interventi da 85 milioni sul sistema. La contestazione del sindaco riguarda invece il collegamento dell’ultimo tratto, a Porto Torres. Sono due punti diversi della rete.

Alla mancanza d’acqua si aggiungono, secondo quanto riferisce il sindaco, episodi di acqua torbida e maleodorante. Mascia definisce i disservizi «non sono più tollerabili» e torna sugli accordi presi dopo la precedente emergenza. «Il protocollo per l’emergenza e per la tempestività delle informazioni, pattuito un anno e mezzo fa durante il summit convocato a Palazzo Ducale in seguito all’ennesima emergenza, è rimasto lettera morta».

Sul piano dell’informazione, gli avvisi di Abbanoa del 18 e del 23 settembre sono pubblici e riportano le restrizioni programmate. La loro presenza va distinta dalla contestazione sul rispetto del protocollo e sulla tempestività delle comunicazioni, che resta da chiarire fra gli enti coinvolti. Già nella primavera del 2025 Mascia aveva chiesto alla Regione lo stato di calamità naturale. Oggi denuncia il ripetersi di una situazione che lascia famiglie e attività alle prese con un servizio intermittente.

«Non intendiamo puntare il dito contro nessuno in particolare, ma un’interruzione del servizio che a intermittenza si protrae ormai da giorni è inaccettabile, tanto meno in assenza di una qualsiasi forma di comunicazione all’utenza – rimarca ancora – si sta comprensibilmente per esaurire la pazienza delle cittadine e dei cittadini, continuamente privati di un bene inalienabile ed essenziale come l’acqua».

La richiesta finale è di intervenire sulle cause che rendono ogni guasto un’emergenza per il territorio. «Non si può lasciare la seconda città dell’isola e tutto il Nord Ovest Sardegna in queste condizioni - ribadisce - vanno assunte decisioni urgenti e definitive, basta con i rattoppi e i continui disagi».

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