Scuola, nuove regole su classi e volto coperto: che cosa prevede la bozza del decreto

Il Governo propone sanzioni da 200 a mille euro e un limite del 30% legato alla cittadinanza e al percorso scolastico. Due diverse decorrenze, misure per distribuire le iscrizioni e fondi per l’insegnamento dell’italiano.

Il Governo porta in Consiglio dei ministri un decreto che interviene sulla composizione delle classi e sulla partecipazione alle attività scolastiche con il volto coperto. Sono disposizioni destinate a incidere sulle iscrizioni, sul lavoro dei dirigenti e sui rapporti con le famiglie. Il provvedimento è all’ordine del giorno del 24 settembre: per comprenderne la portata abbiamo esaminato lo schema datato 22 settembre, ancora suscettibile di modifiche.

Il divieto sul volto coperto riguarda le lezioni, le attività organizzate fuori dall’orario curricolare e gli incontri tra scuola e famiglia. Il suo campo di applicazione comprende dunque anche la partecipazione dei genitori. Restano ammesse le coperture rese necessarie da specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza.

La formulazione guarda alla riconoscibilità del viso. È questo il criterio che permetterebbe di distinguere, per esempio, un indumento che nasconde il volto da un velo che copre soltanto i capelli.

La sanzione prevista va da 200 a mille euro. Il dirigente scolastico accerterebbe la violazione; spetterebbe al prefetto applicare la multa. Per le infrazioni commesse da un minore, la bozza indica che la sanzione si applica anche a chi esercita la responsabilità genitoriale. Le scuole dovrebbero adeguare i propri regolamenti.

Più articolata è la disposizione sul 30%. Per stabilire chi rientrerebbe nel conteggio occorre considerare, insieme alla cittadinanza, la nascita e gli anni di scuola frequentati.

Nelle prime elementari il testo si riferisce agli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia oppure non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. La formulazione merita attenzione: le due condizioni negative sono collegate da una «o». Da questa versione non si può quindi ricavare, senza ulteriori precisazioni, che tutti i bambini nati in Italia sarebbero automaticamente esclusi dal calcolo. È un punto che il testo definitivo dovrà rendere inequivocabile.

Per le prime medie e le prime superiori, invece, il limite riguarda gli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni scolastici nel sistema nazionale d’istruzione. Chi abbia già compiuto quel percorso resterebbe fuori dal conteggio previsto dalla disposizione.

Anche il calendario ha un peso. La formazione delle nuove classi prime secondo questi criteri partirebbe dall’anno scolastico 2027/28. Per le iscrizioni in corso d’anno alle prime e per gli inserimenti nelle classi successive, la bozza indica invece una decorrenza già dal 2026/27. Presentare tutto come una disposizione immediatamente applicabile a ogni classe darebbe alle famiglie un’informazione sbagliata.

Resta poi il problema dei posti disponibili. Se le domande d’iscrizione impedissero di rispettare il limite, gli uffici scolastici territoriali dovrebbero concordare con i dirigenti una distribuzione tra gli istituti vicini. Nel farlo sarebbero tenuti a considerare il domicilio degli alunni e le comprovate esigenze familiari, con particolare attenzione all’assistenza dei figli con disabilità.

La stessa bozza contempla scuole nelle quali, anche dopo questi interventi organizzativi, la soglia rimarrebbe superata. Per finanziare attività aggiuntive di insegnamento dell’italiano prevede un fondo di 3,4 milioni di euro nel 2027 e di circa 14,14 milioni annui dal 2028. Le attività potrebbero essere realizzate potenziando il personale docente oppure attraverso accordi con i centri per l’istruzione degli adulti e altre realtà del territorio.

Il numero, peraltro, ha una storia. Un limite ordinario del 30% figurava già nella circolare ministeriale del gennaio 2010, accompagnato dalla possibilità di deroghe. La proposta attuale interviene con uno strumento legislativo e individua criteri specifici per il conteggio.

Per una famiglia, l’effetto più concreto potrebbe essere l’assegnazione a una scuola diversa da quella richiesta. Per questo contano le distanze, i posti effettivamente disponibili e l’assistenza linguistica che ciascun istituto può offrire. La bozza affida agli uffici scolastici anche il compito di garantire l’accesso all’istruzione e prevede un referente territoriale per le iscrizioni. Sarà a quegli uffici che i genitori dovranno poter chiedere una risposta precisa su dove, e con quale sostegno, studieranno i loro figli.

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