I vertici regionali della Cia contestano le restrizioni sulla movimentazione degli animali al termine del vertice cagliaritano. La richiesta punta a disinfestare i territori per non paralizzare le aziende zootecniche.
Il vertice convocato nel pomeriggio negli uffici della Regione per fare il punto sulla diffusione della dermatite bovina, l'infezione virale che colpisce la cute del bestiame e ne debilita l'organismo, si è chiuso con il netto rifiuto degli addetti ai lavori all'ipotesi di blindare i recinti. Michele Orecchioni e Alessandro Vacca, rispettivamente presidente e direttore regionali di Cia Agricoltori Italiani Sardegna, l'organizzazione sindacale che tutela le imprese del settore primario, si sono opposti frontalmente alle direttive in discussione che imporrebbero il divieto totale di spostamento per gli animali da reddito.
I vertici della confederazione hanno bocciato la misura precauzionale, avvertendo che un fermo generalizzato finirebbe per paralizzare le compravendite e l'intera filiera zootecnica isolana. La posizione della dirigenza è stata ribadita senza margini di trattativa: «Siamo fortemente contrari a un blocco indiscriminato delle movimentazioni di capi in tutta l’isola».
La protesta del sindacato agricolo si fonda sulla disparità di trattamento che una simile serrata creerebbe con il resto della Penisola. «Non possiamo accettare che gli allevatori sardi siano discriminati e trattati in maniera diversa e ingiustificata rispetto a quelli delle altre regioni italiane», precisano Orecchioni e Vacca. La categoria rivendica il peso economico e materiale di un'emergenza sanitaria che ha già fiaccato i bilanci delle aziende locali: «I nostri allevatori hanno dovuto sopportare immani sacrifici per far fronte a questa emergenza, e ora al danno si aggiungerebbe la beffa».
Per frenare l'ondata di contagi, la Cia indica come via maestra l'attacco diretto all'origine fisica della trasmissione, sostituendo la burocrazia dei divieti di transito con le operazioni di bonifica sul campo. L'indirizzo strategico richiesto all'amministrazione pubblica è riassunto nella dichiarazione di chiusura dei rappresentanti agricoli: «Sollecitiamo una immediata incentivazione della lotta all’insetto vettore del virus, con le autorità, preposte che mettano in pratica, con la massima urgenza ed energia, tutte le azioni necessarie a contrastare la diffusione del virus».