Plagemesu, la marea di plastica e la barriera dei volontari: 250 chili di rifiuti via dalla spiaggia

Nel Sulcis Iglesiente una squadra di Plastic Free sfida il maltempo per ripulire il litorale di Gonnesa. Nel bottino spuntano buste letali per la fauna marina e frammenti invisibili.

di Pasqualino Trubia

Il mare restituisce sempre ciò che la terra scarta. Sulla spiaggia di Plagemesu, a Gonnesa, il moto ondoso agitato e il meteo incerto non hanno fermato l'azione di chi prova a invertire la rotta. Ventidue volontari della Onlus Plastic Free sono scesi in trincea sull'arenile per una massiccia operazione di pulizia ambientale. Un intervento che si è tradotto in due quintali e mezzo di veleno sottratti alla costa del Sulcis Iglesiente.

Il contagio civico e il bilancio La squadra, coordinata dalla referente locale Nicole Murroni con il supporto del referente di Vallermosa Alberto Garau, ha battuto la spiaggia palmo a palmo. L'impegno dei volontari in pettorina blu ha generato un effetto inaspettato: diversi passanti, incuriositi dalle operazioni in corso, hanno deciso di fermarsi e unirsi spontaneamente alla raccolta, trasformando una normale passeggiata in un atto di cittadinanza attiva.

A fine giornata, il bilancio segna 250 chilogrammi di rifiuti recuperati. La quasi totalità del materiale è composta da plastica.

Le trappole trasparenti e il veleno invisibile Tra i rifiuti accatastati nei sacchi neri, due categorie hanno destato il maggiore allarme tra i volontari. In primo luogo, una grande quantità di buste di plastica trasparenti. Non si tratta di un banale problema di decoro urbano, ma di una questione di sopravvivenza per l'ecosistema marino: queste buste, trasportate dalle correnti, vengono facilmente scambiate per meduse da tartarughe e cetacei, provocandone il soffocamento dopo l'ingestione.

Il secondo fronte critico ha richiesto ai volontari una pazienza certosina. La sabbia di Plagemesu è risultata pesantemente contaminata dalle microplastiche. Che cosa sono esattamente le microplastiche? Sono frammenti di materiale plastico estremamente piccoli (di dimensioni inferiori ai 5 millimetri). Non nascono così: derivano dalla lenta degradazione di oggetti più grandi (bottiglie, reti, contenitori) che il sole, la salsedine e la forza delle onde letteralmente "sbriciolano" nel corso degli anni. Sono la minaccia più insidiosa perché sono impossibili da filtrare con i macchinari, entrano direttamente nella catena alimentare dei pesci e, inevitabilmente, finiscono sulle nostre tavole.

La giornata di Gonnesa fotografa un'urgenza non più rimandabile. L'inquinamento costiero avanza, ma la tenacia dei volontari sardi dimostra che la volontà di prendersi cura del proprio territorio sa essere più forte di una mareggiata.

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