Il Centro Studi Agricoli sul piede di guerra contro la burocrazia regionale. Pesano i ritardi nei pagamenti europei, i rincari del gasolio e i mancati indennizzi per la siccità nella Nurra.
di Pasqualino Trubia
La campagna sarda è a secco di liquidità e la rabbia punta dritta verso i palazzi della Regione. Sul tavolo ci sono oltre 130 milioni di euro fermi al palo. A denunciare la paralisi è il Centro Studi Agricoli, che lancia un ultimatum perentorio alla macchina burocratica isolana per scongiurare il collasso del comparto primario.
La tempesta perfetta: fondi fermi e costi alle stelle
Il blocco dei pagamenti è solo la punta dell'iceberg. Secondo l'associazione, agricoltori e allevatori stanno subendo una crisi strutturale innescata da due fattori simultanei.
Da un lato ci sono le inefficienze burocratiche di Argea (che tiene congelati i fondi europei) e di Laore (in ritardo cronico sugli indennizzi promessi alle aziende, in particolare per i danni causati dalla siccità che ha flagellato la Nurra). Dall'altro lato, i bilanci delle imprese sono svuotati dall'aumento incontrollato dei costi di produzione, trainati dai rincari vertiginosi dei concimi e del gasolio agricolo.
Che cos'è la PAC e che ruolo hanno Argea e Laore in questo blocco? La PAC (Politica Agricola Comune) è l'insieme dei fondi vitali che l'Unione Europea versa agli agricoltori per sostenerne il reddito. Senza questi soldi, molte aziende chiuderebbero domani mattina. In Sardegna, i soldi di Bruxelles non arrivano in automatico, ma passano per Argea, l'agenzia regionale che fa da "cassaforte" e autorizza materialmente i pagamenti. Laore è invece l'agenzia regionale che fa assistenza tecnica e istruisce le pratiche per calcolare i danni e sbloccare gli indennizzi (come quelli per la siccità). Se queste due agenzie si inceppano tra scartoffie e carenze di personale, le aziende agricole rimangono senza un euro.
L'ultimatum del 30 marzo e le due fasi della mobilitazione
Di fronte al rischio di chiusura per migliaia di aziende zootecniche e agricole, il Centro Studi Agricoli detta i tempi. Se entro lunedì 30 marzo non verrà firmato il decreto di sblocco dei pagamenti PAC, scatterà la mobilitazione generale.
Il piano di protesta annunciato è strutturato in due fasi progressive: Fase 1: Un'azione di pressione digitale. Migliaia di agricoltori e allevatori invieranno una lettera di protesta via e-mail all’indirizzo istituzionale dell’Assessorato regionale dell’Agricoltura. Fase 2: L'azione fisica. Qualora entro 10 giorni dal primo sollecito la situazione non venga risolta con i bonifici, si procederà con l'organizzazione per occupare fisicamente gli uffici dell'Assessorato regionale.
Il monito al Palazzo
A sigillare l'ultimatum è la dichiarazione del presidente del Centro Studi Agricoli, Tore Piana, che non lascia margine a trattative diplomatiche:
«La situazione è grave, i mercati sono instabili, i costi aumentano e nessuno sembra accorgersi di ciò che sta accadendo nelle campagne sarde. Non possiamo restare in silenzio. Abbiamo un obbligo morale, come associazione agricola sarda, di difendere con tutte le forze i nostri agricoltori e allevatori. Il tempo delle passerelle è finito».