Alghero, il centro dipendenze finisce in ospedale. Mulas attacca l'Asl: "Scelta grave, pronti alla raccolta firme"

Il trasferimento giustificato con i cantieri del Pnrr. Il presidente della Commissione Sanità smentisce l'Azienda: "Il sindaco non è stato mai coinvolto". L'ultimatum a Sassari: "Il servizio torni in via degli Orti. I pazienti fragili non vanno ghettizzati".

di Pasqualino Trubia

Alghero – Il Servizio per le dipendenze fa le valigie. L'Azienda sanitaria sposta il SerD dalla storica sede centrale di via degli Orti ai locali dell'ex Guardia Medica presso l'Ospedale Marino, in viale Primo Maggio. Il motivo ufficiale è fare spazio ai cantieri del Pnrr (il piano di fondi europei per le infrastrutture). Ma il trasloco accende lo scontro istituzionale. Il presidente della Commissione consiliare Sanità, Christian Mulas, va all'attacco. Denuncia un'operazione calata dall'alto e chiede la sospensione immediata del provvedimento.

I dubbi sui cantieri e i silenzi L'Asl n. 1 di Sassari giustifica il trasferimento con la necessità di chiudere i lavori del Pnrr nel poliambulatorio del centro cittadino. Mulas respinge la tesi al mittente. Si chiede perché l'Azienda abbia spostato soltanto il SerD e non gli altri uffici presenti nello stesso palazzo. Il sospetto della Commissione è che i fondi europei siano solo una scusa costruita a posteriori per coprire una decisione già presa da tempo.

Il nodo centrale è il metodo. Il presidente denuncia l'assenza totale di confronto. L'Asl non ha avvisato il sindaco (che per legge è la massima autorità sanitaria locale) né la Commissione competente. Un atto unilaterale. L'Azienda sanitaria, tramite la stampa, aveva dichiarato di aver cercato locali alternativi dialogando col Comune. Mulas smentisce categoricamente le carte: le uniche richieste formali arrivate in Municipio da Sassari riguardavano gli spazi per i servizi veterinari, non per il SerD.

La legge e lo stigma sociale Spostare il servizio all'Ospedale Marino, inoltre, cozza con le direttive nazionali. Il Decreto Ministeriale 77/2022 stabilisce infatti che le cure per le dipendenze debbano restare radicate nel territorio, all'interno delle Case della Comunità, per favorire l'integrazione sociale e l'assistenza di prossimità. La riforma punta a togliere questi servizi dall'ambito ospedaliero, non a rimetterceli.

Mulas inquadra il rischio clinico e umano del trasloco: «Le dipendenze da sostanze sono sempre più diffuse. È fondamentale non ghettizzare questi pazienti ma aiutarli concretamente. Lo spostamento deciso dall’ASL non va in questa direzione. Trasferire il servizio in un contesto ospedaliero rischia di aumentare lo stigma, di rendere più difficile l’accesso e di interrompere percorsi terapeutici delicati. Non possiamo permettere che scelte organizzative penalizzino proprio chi ha più bisogno di sostegno».

L'ultimatum a Sassari Le conseguenze della decisione ricadono su un'utenza fragile. La lontananza dal centro frammenta le terapie, indebolisce il raccordo vitale con i servizi sociali del Comune e mette a rischio la privacy dei pazienti in un'area ospedaliera ad alta affluenza.

La Commissione Sanità detta le sue condizioni ai vertici sanitari. Mulas chiede quattro cose: una relazione tecnica dettagliata che giustifichi la mossa, la dimostrazione che il trasloco rispetti le norme del Decreto 77/2022, un tavolo di confronto istituzionale immediato e la sospensione del trasferimento.

L'obiettivo è far rientrare la struttura nei confini urbani. L'avvertimento finale all'Asl preannuncia la mobilitazione cittadina: «Sono pronto ad una petizione di firme per riportare il Ser.D in via degli Orti presso palazzo della Sanità».

Cronaca