A 230 anni dall'ingresso del condottiero in città, scuole e studiosi cancellano l'oblio.
La ricercatrice Valenti Sabouret: "Oggi il cuore di Sassari batte con quello di Angioy". Inaugurato il murale del Liceo Figari.
Sassari – La polvere della storia viene soffiata via dai banchi di scuola. A 230 anni esatti dall'ingresso di Giovanni Maria Angioy in città (il 28 febbraio 1796), Sassari riapre il libro della "Sarda Rivolutzione". Due giorni di incontri, dibattiti e pittura urbana hanno coinvolto studenti, docenti, studiosi e cittadini sotto il titolo "1796–2026 | Tàtari tzitade rivoluzionària". L'obiettivo è chiaro: strappare dall'oblio la memoria dell'insurrezione antifeudale.
La scrittrice in cattedra
Il sipario si è alzato nelle scuole. I ragazzi del Liceo Artistico Figari, dell'ITI Angioy e del Liceo Margherita di Castelvì hanno incontrato Adriana Valenti Sabouret, scrittrice e ricercatrice siciliana trapiantata a Parigi. Nell'aula magna gremita dell'ITI, la studiosa ha dettato la linea:
«oggi il cuore di Sassari è tornato a battere all’unisono con quello di Angioy» – ha dichiarato la relatrice – «studenti, docenti, studiosi e associazioni hanno unito le proprie voci e i propri saperi per uno scopo comune: la riappropriazione della memoria sarda, della sua dignità e della memoria collettiva». E rispondendo alle domande degli allievi, ha aggiunto: «riscoprire Angioy oggi significa fornire un fulgido esempio di onestà intellettuale, vicinanza al popolo e totale abnegazione alla causa nazionale».
Il j'accuse sulla scuola
Accanto a lei, il professor Cristiano Sabino (referente del progetto) ha puntato il dito contro i programmi ministeriali, colpevoli di aver cancellato l'identità isolana:
«estirpare l’uso della lingua sarda e silenziare la conoscenza della storia equivale ad una violenza che ha disastrosi e profondi effetti sulla vita sociale e comunitaria dei sardi. Ma davanti ad una ferita è inutile protestare, bisogna curare e fare sistema con associazioni, operatori culturali e istituzioni perché finalmente i diritti culturali dei sardi siano rispettati».
I professori e l'oblio
Nel pomeriggio il dibattito si è allargato alla cittadinanza, chiamando a raccolta i massimi esperti del triennio rivoluzionario sardo. Antonello Nasone (Istituto Camillo Bellieni) ha avvertito sui rischi della retorica:
«contribuire alla riscoperta della Sarda Rivoluzione è fondamentale – ha sottolineato Nasone – ma è necessario evitare che essa scivoli nell’imbalsamazione e nel ricordo fine a se stesso. Riattualizzarla significa metterla in relazione con una Sardegna che vive oggi una fase di estrema complessità».
Piero Atzori ha ripercorso la damnatio memoriae subita dai ribelli:
«la cancellazione della memoria è iniziata 230 anni fa, tra repressione e narrazioni ufficiali. Il risultato è che luoghi simbolici della città poggiano sulle ceneri degli angioyani. Davvero in pochi si opposero all’oblio fino al Novecento».
Il quadro storico è stato completato dal professor Federico Francioni, che ha smontato il mito di una città passiva e conservatrice:
«dal Settecento all’Ottocento inoltrato emergono momenti di storia di una Sassari ribelle. Del 1780 è l’insurrezione cittadina che anticipa il 28 aprile 1794 cagliaritano. Nel 1795-96 Sassari non è solo la roccaforte della reazione feudale, perché ci sono esponenti della borghesia e artigiani dei Gremi in prima fila nel moto antiassolutistico e antifeudale. Del 1848 è l’agitazione repubblicana di Antonico Satta. Del 1852 sono i moti che spingono il governo di Torino a dichiarare Sassari in stato d’assedio. Del 1864 è l’agitazione contro i dazi di consumo che portano all’arresto di Antonio Luigi Mura detto Favarrusthu e di Angelo Maria Garzia, poeta e pittore. Insomma si può delineare un quadro di una Sassari per niente disposta a sottomettersi, anzi!»
Il murale e il cammino verso Sa Die
Il momento clou si è consumato in via Pompeo Calvia. Lì, a pochi metri da dove un tempo si alzavano le forche per i patrioti, gli studenti del Liceo Artistico Figari (guidati dai docenti Claudio Cupiraggi e Cristiano Sabino) hanno inaugurato il murale "Sa Sarda Rivolutzione 1796–2026", che raffigura l'ingresso trionfale di Angioy.
La cerimonia, aperta dalla consigliera metropolitana Giovanna Maria Delrio (che ha garantito l'appoggio istituzionale per l'inserimento della storia sarda nelle scuole), si è chiusa con la premiazione dei ragazzi da parte di Nicola Piu, presidente dell'Assemblea Natzionale Sarda (ANS). Piu ha tracciato, rigorosamente in sardo, il percorso politico dei prossimi mesi:
«come da qui iniziò il cammino rivoluzionario di Giovanni Maria Angioy nel 1796, Assemblea Natzionale Sarda, inizia il calendario di Sa Die, su caminu de sa Sarda Rivolutzione, che da qui al 28 aprile toccherà diverse località teatro di importanti avvenimenti durante il triennio rivoluzionario. Questo cammino, non si riduce a un mero racconto storico, ma è il cammino di piena democrazia e autodeterminazione ancora in marcia».
La due giorni, scandita dalle letture storiche della compagnia Teatro S'Arza, ha passato il testimone al calendario di "Primavere Sarde 2026", che dal 24 aprile porterà la città dritta verso le celebrazioni di Sa Die de sa Sardigna.