Pecorino Romano, volano le vendite negli Usa. Piana: "Prezzi in rialzo, ossigeno per i pastori"

Il Centro Studi Agricoli annuncia il superamento della crisi: la produzione sarda sfiora i 400mila quintali. Il latte ovino riparte da 1,40 euro al litro. "Evitata la svendita grazie alle banche, ora la Regione faccia la sua parte".

di Pasqualino Trubia

Cagliari – Il Pecorino Romano riprende quota. Il mese di febbraio spazza via le nubi e porta un'ondata di nuovi ordini, trainati soprattutto dal mercato degli Stati Uniti. Le vendite salgono, i magazzini si svuotano e il prezzo del formaggio si prepara a salire. Una boccata d'ossigeno che si tradurrà, a cascata, in buste paga più pesanti per i pastori sardi.

Il latte e le piogge Il mercato detta le regole. Oggi un litro di latte ovino viene pagato alla stalla 1,40 euro (il prezzo base del sistema industriale). Se il trend americano verrà confermato, la quota è destinata a crescere. Sul fronte della produzione, i numeri reggono. L'autunno e l'inizio dell'inverno (da ottobre a gennaio) hanno garantito stabilità. A febbraio le piogge intense hanno frenato le mungiture per dieci giorni, ma la seconda metà del mese ha segnato un recupero forte, superando i volumi del 2025. Le stime finali parlano chiaro: la Sardegna si prepara a sfornare 400mila quintali di Pecorino Romano DOP. Una valanga bianca che il mercato è pronto a inghiottire.

Tore Piana, presidente del Centro Studi Agricoli, inquadra il momento: «Come Centro Studi Agricoli registriamo con molto piacere e sollievo la ripresa delle vendite del Pecorino Romano DOP – dichiara Tore Piana, presidente del Centro Studi Agricoli – e una tendenza concreta a un possibile aumento del prezzo al chilogrammo del formaggio, con la conseguente possibilità di un incremento del prezzo del latte pagato al pastore sardo».

Lo scudo delle banche L'altra faccia della medaglia è la stabilità finanziaria. Produttori e cooperative hanno smesso di farsi la guerra. Ma a salvare i bilanci, evitando il collasso, è stato il credito. L'uso del "pegno rotativo" (un meccanismo finanziario che permette alle aziende di usare le forme di formaggio depositate in magazzino come garanzia per ottenere prestiti immediati) ha evitato il panico.

Le parole di Piana certificano il salvataggio: «Voglio ringraziare le banche e il sistema creditizio – prosegue Piana – che hanno creduto in un comparto che in Sardegna vale oltre 600 milioni di euro. Gli strumenti finanziari attivati, compreso il pegno rotativo, hanno consentito di evitare il rischio concreto di svendere partite di Pecorino Romano per fare liquidità, rischio che era particolarmente elevato nel sistema cooperativo».

I nodi da sciogliere L'ottimismo non cancella i problemi sul tavolo. L'elenco delle vertenze aperte è lungo e tocca direttamente i palazzi della politica, da Cagliari a Bruxelles. Piana detta l'agenda per il futuro e avverte la Giunta regionale: «Queste notizie servono a rasserenare il comparto – conclude Tore Piana – pur nella consapevolezza che restano molte questioni aperte: da disposizioni europee e nazionali di portare rapidamente dal 50% al 100% il vincolo della razione alimentare prodotta in Sardegna, al tema delle razze da inserire nel disciplinare di produzione del pecorino romano, all’entrata in funzione di OILOS che è L organismo Inter professionale, oggi completamente assente, fino alla costruzione di strumenti di prevenzione e gestione delle future crisi di mercato, soprattutto nel sistema cooperativo che oggi risulta più fragile, a una maggiore attenzione della Regione Sardegna al comparto . Su questi temi il Centro Studi Agricoli continuerà a battersi con determinazione».

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