Cybersecurity, l'Antimafia arruola gli scienziati. A Cagliari il patto tra Melillo e il Cini

Cagliari – La decima edizione di Itasec va in archivio con una stretta di mano che pesa. Da una parte la Direzione Nazionale Antimafia, dall'altra i tecnici del Cini (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica). A Cagliari, davanti a 950 esperti, il Procuratore Nazionale Giovanni Melillo ha tracciato la rotta: servono nuove collaborazioni per blindare il Paese.

Il piano Non è stata una visita di cortesia. Melillo ha confermato che il rapporto nato nel 2022 deve fare un salto di qualità. La criminalità corre sul web e lo Stato non può restare indietro. L'obiettivo dichiarato è avviare nuove collaborazioni su temi sensibili per la sicurezza nazionale.

Le reazioni A spiegare il clima dell'incontro è Alessandro Armando, direttore del Cini Cybersecurity National Lab: «Mi sono commosso per l’entusiasmo e il senso di responsabilità dei ragazzi del TeamItaly e per le parole di stima e gratitudine del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni MELILLO che, durante il suo intervento, ha ripetutamente ringraziato CINI per l’importante supporto dato al suo lavoro; una collaborazione iniziata nel 2022 che proseguirà con importanti progetti da sviluppare insieme».

I vertici Non c'era solo l'Antimafia. A Cagliari sono sbarcati anche Bruno Frattasi, direttore dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, e Luca Tagliaretti, capo del Centro europeo di competenza sulla cybersecurity. Segno che l'isola, per una settimana, è stata la capitale della sicurezza digitale.

I giovani Spazio anche alle nuove leve con il "Serics Research Pitch". Il premio per la migliore esposizione è andato a Lorenzo Fasol. Riconoscimenti anche per Maria Vittoria Zucca (idea più innovativa) e Francesco Greco (miglior presentazione). L'appuntamento per il 2027 è fissato a Siena. Ma il lavoro vero, quello tra server e procure, inizia adesso.

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