Alghero – La domanda era semplice: se i tubi ci sono, perché l'acqua non scorre? La risposta di Abbanoa è gelida, burocratica e inattaccabile: non tocca a noi.
Il Gestore unico rompe il silenzio sulla vicenda di "Pedra Mea". Dopo la sentenza del Tribunale di Sassari che ha respinto il ricorso dei residenti, l'azienda mette i puntini sulle "i". Non è cattiva volontà, è legge.
La posizione di Abbanoa
L'ufficio stampa spiega perché i tecnici non possono aprire quella valvola.
«Il giudice ha accolto le ragioni esposte dagli avvocati del settore legale di Abbanoa, Andrea Allieri, Giovanni Marchetti e Pierluigi Pala. Il gestore, infatti, può prendere in carico soltanto le reti idriche che siano state prima acquisite al patrimonio comunale e successivamente date in gestione ad Abbanoa su autorizzazione dell'Ente di Governo d'Ambito della Sardegna».
Il cortocircuito
Il problema, dunque, è a monte. Abbanoa è l'ultimo anello della catena. Prima serve che il Comune di Alghero acquisisca ufficialmente le opere di urbanizzazione (fogne e condotte). Poi serve il via libera dell'Egas. Solo allora Abbanoa può entrare in gioco.
Fino a quel momento, quelle tubature sono "private" o comunque "non pubbliche". E un ente pubblico non gestisce impianti privati.
La vittoria legale
Il comunicato ricorda anche il motivo procedurale della vittoria in tribunale.
«Il Tribunale ha anche riconosciuto un difetto di giurisdizione perché il contenzioso ha una natura amministrativa e quindi di competenza del Tar».
Tradotto: i residenti hanno bussato alla porta sbagliata. Dovevano andare dal giudice amministrativo, non da quello civile.
L'impasse
Resta il fatto nudo e crudo. In mezzo al guado, tra un Comune che non acquisisce (perché le opere non sono collaudate o finite) e un Gestore che attende il timbro, ci sono le famiglie. Condannate a usare l'acqua del pozzo, vietata per uso alimentare, e a pagare le spese legali agli avvocati di chi gli nega il servizio.