L'accordo UE-Mercosur e il brivido dei campi. Confeuro avverte: "Senza reciprocità, i nostri piccoli agricoltori rischiano grosso"

L'agricoltura europea guarda a Sud-Ovest, verso le immense distese del Mercosur, e non lo fa con speranza, ma con il timore di chi vede arrivare un'onda anomala. Il via libera all'accordo commerciale tra l'Unione Europea e il blocco sudamericano (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay) riaccende il dibattito sulla tenuta del nostro sistema produttivo. A suonare il campanello d'allarme, con un'analisi che mescola realismo geopolitico e preoccupazione sindacale, è Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro.

La posizione della Confederazione è netta, priva di quell'ottimismo di facciata che spesso accompagna le firme dei trattati internazionali. «Il via libera dell’accordo Ue-Mercosur non può essere considerata una buona notizia per il settore agricolo europeo e per i nostri produttori, rispetto alla quale Confeuro ha sempre espresso una posizione di forte contrarietà», dichiara Tiso. Il motivo è aritmetico prima che politico: «Restano infatti evidenti i rischi di uno squilibrio competitivo che potrebbe penalizzare in modo particolare i piccoli e medi agricoltori del Vecchio Continente».

Tuttavia, il realismo impone di guardare alle carte che sono sul tavolo. L'accordo c'è, e ora la sfida si sposta sulla gestione dei danni o, nella migliore delle ipotesi, sulla limitazione degli effetti collaterali. L'intesa prevede clausole di salvaguardia e controlli rafforzati sulle merci in ingresso, strumenti che sulla carta dovrebbero proteggere il mercato unico. Ma il diavolo, come sempre, si nasconde nei dettagli e nell'applicazione pratica.

Il nodo gordiano, quello che nessuna firma sembra poter sciogliere del tutto, si chiama "reciprocità". È possibile imporre a un allevatore argentino o a un coltivatore brasiliano gli stessi vincoli burocratici, sanitari e ambientali che stritolano (ma qualificano) l'agricoltore europeo? «La principale preoccupazione di Confeuro resta il rispetto del principio di reciprocità», spiega il presidente Tiso. «È estremamente complesso vincolare Paesi terzi all’adozione delle stesse tecniche produttive e degli stessi elevati standard ambientali, sanitari e sociali imposti agli agricoltori europei. Questo nodo strutturale continua a rappresentare il punto più debole dell’accordo».

Se la battaglia sui costi è persa in partenza, l'unica trincea rimasta è quella della qualità. Confeuro suggerisce di passare al contrattacco commerciale: «Proprio per questo, parallelamente alla necessaria vigilanza istituzionale, sarà fondamentale investire nella comunicazione e nella valorizzazione delle nostre produzioni nei mercati sudamericani, puntando sulla qualità, sulla tracciabilità e sull’eccellenza del modello agricolo europeo».

La conclusione di Tiso è un appello alla politica comunitaria affinché non sacrifichi la terra sull'altare della geopolitica. «L’Unione Europea non può permettersi di rimanere isolata dal punto di vista commerciale e globale, ma deve saper trasformare accordi complessi come quello con il Mercosur in strumenti utili a rafforzare, e non indebolire, il proprio sistema agricolo», afferma il presidente, ricordando chi c'è in gioco: «La vera sfida sarà dunque quella di trarre il massimo dall’intesa, garantendo tutele concrete e prospettive di sviluppo ai piccoli e medi produttori agricoli, che rappresentano l’ossatura dell’agricoltura europea».

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