2ª Tappa Giro 2026 - Da Burgas a Veliko Tarnovo, una giornata di Bulgaria sotto la pioggia

  Sono 221 chilometri quelli che attendono il gruppo del Giro d'Italia in questa lunga seconda frazione, la più impegnativa per chilometraggio della prima settimana, con i 2617 metri di dislivello concentrati nella seconda metà e un finale che promette di non lasciare scampo. Il foglio firma a Burgas si chiude con una notizia amara: Matteo Moschetti, della Pinarello Q36.5, è costretto al ritiro per una commozione cerebrale rimediata nella caduta di ieri. Il plotone si presenta in 183 unità. Alle 11:11 la giuria dà il via ufficiale. L'azione nasce all'istante. Diego Pablo Sevilla e Mirco Maestri, entrambi del Team Polti VisitMalta, si lanciano a tutta sull'asfalto bulgaro, e il gruppo, con la concessione istintiva che si riserva a una squadra in cerca di visibilità, non risponde. Il vantaggio sale a 2'00", poi alle 11:32 tocca i 5'45". In testa al plotone si mette un uomo della NSN Cycling Team. Sevilla, che alla vigilia aveva soltanto 6" di ritardo dalla Maglia Rosa Paul Magnier, è virtualmente in testa al Giro fra i tornanti che scorrono veloci verso l'interno del paese. I primi sussulti non hanno conseguenze. Cambio di bici per Jonas Vingegaard intorno al chilometro 46, poi un secondo cambio poco dopo, ma il gruppo viaggia lento e il danese rientra senza affanno. Alle 12:18 anche la Bahrain si affianca alla NSN, poco dopo la Visma porta tutti i suoi nelle prime file, segno di chi vuole presidiare il finale. Alle 13:51, a 117 km dal traguardo, Sevilla transita per primo allo sprint intermedio di Sliven davanti a Maestri. Il gruppo accelera per i punti in palio, e Magnier vince la volata per la terza posizione davanti a Jonathan Milan e Max Walscheid, consolidando il primato in maglia ciclamino. Alle 14:00 comincia a piovere. La strada inizia a salire verso il Byala Pass, primo dei tre GPM di terza categoria. Sevilla scollina davanti a Maestri, gruppo a 3'32".

  La salita successiva, il Vratnik Pass, è più lunga ma di pendenze dolci. Victor Campenaerts si mette in testa al plotone a tirare con regolarità, salvo poi cedere il posto agli uomini della NSN, che sognano la giornata buona per Corbin Strong. A bordo strada, fra i boschi umidi, fanno la loro comparsa quattro tifosi a cavallo di altrettanti fenicotteri rosa gonfiabili: omaggio bislacco al colore della corsa. Quando i due battistrada superano anche il Vratnik, alle 14:50, Sevilla conquista altri punti per la Maglia Azzurra: sono i primi quattro Gran Premi della Montagna dell'edizione che lo spagnolo della Polti porta a casa, una collana che l'ultimo a comporre era stato Giulio Ciccone nel 2019. Il gruppo cambia ritmo: si staccano Arnaud De Lie, Erlend Blikra e Kaden Groves. La discesa è ostica, l'asfalto bagnato impone prudenza, ma De Lie, gran discesista, rientra alle 15:06. Alle 15:17 piove copiosamente. La NSN riprende il comando, il ritmo si fa lento. Alle 15:52 problema meccanico per Sepp Kuss che rientra senza danni. Alle 16:11, ai 27 chilometri, finisce la fuga: Sevilla e Maestri vengono ripresi e quasi a omaggiarli il sole si riaffaccia. Felix Gall fatica a sfilarsi la mantellina e perde qualche metro, ma rientra. E poi accade il fattaccio. Alle 16:16, ai 23,3 chilometri dall'arrivo, una caduta enorme apre una voragine in mezzo al gruppo. A innescarla è Marc Soler della UAE Team Emirates XRG, a cui parte la ruota. Vanno a terra Buitrago, Strong, Van Gestel, Bais, Morgado, Naberman, Van der Lee, Cavagna, Adam Yates, Turconi, Zambanini, Gee, Vine, Holter. Cavagna è messo malissimo, Yates si rialza ricoperto di fango, Vine viene portato via in barella. Senza ambulanze in coda alle 16:22 la giuria neutralizza la corsa. Quattro minuti di dialogo, poi alle 16:26 si riparte ai 19 chilometri. I 6" di abbuono al Red Bull km vanno a Egan Bernal, abile a leggere la situazione. La Netcompany Ineos prende la testa con andatura altissima, la XDS Astana di Davide Ballerini si muove con un forcing che pulisce le retrovie. Derek Gee, ricucito a fatica, perde nuovamente contatto: per il canadese è davvero una giornata da dimenticare. Alle 16:32, due chilometri prima del Lyaskovets Monastery Pass, Christian Scaroni dell'XDS Astana e Martin Marcellusi della Bardiani CSF 7 Saber scattano insieme. Davide Piganzoli scandisce il ritmo per Vingegaard. Alle 16:35, ai 12 chilometri, sulle prime rampe del Lyaskovets, anche Magnier si stacca: la Maglia Rosa abbandona le spalle del francese. Vingegaard è scatenato. Alle 16:37 si porta in seconda posizione, poi parte. Rispondono Pellizzari e Van Eetvelt. Insiste il danese, qualcuno salta, prova ancora a chiudere Pellizzari.

  Quando il Lyaskovets viene scollinato, ai 10,4 chilometri, davanti hanno preso il largo in tre: Lennert Van Eetvelt della Lotto Intermarché, Giulio Pellizzari della Red Bull Bora Hansgrohe, Jonas Vingegaard della Visma. Pellizzari aiuta il danese, Van Eetvelt fatica a darsi i cambi. Alle spalle una ventina di inseguitori a 20". La strada torna a salire ai 2 chilometri, davanti rallentano studiandosi: è fatale. Jan Christen della UAE, partito in contropiede, raggiunge da solo il terzetto nell'ultimo chilometro, e poco dopo gli inseguitori rientrano: tutto si ricompone in un gruppetto di sopravvissuti lanciato verso il rettilineo di Veliko Tarnovo. Volata tiratissima. Christian Scaroni si fa pilota di lusso per il compagno di squadra, che con un colpo secco anticipa tutti sulla linea bianca: a vincere la seconda tappa del Giro d'Italia 2026 è l'uruguaiano Guillermo Thomas Silva della XDS Astana, in 5h39'25". Alle sue spalle Florian Stork della Tudor Pro Cycling Team, terzo Giulio Ciccone della Lidl Trek. Quarto Scaroni, quinto Pellizzari con un pizzico di rammarico, sesto Matteo Sobrero, poi Leknessund, Jan Christen, Tjøtta, Rondel. L'aritmetica racconta il resto. Magnier perde minuti preziosi e cede la Maglia Rosa al vincitore di tappa: Silva, che alla vigilia aveva 6" da recuperare, con i 10" di abbuono balza al comando della classifica generale. Stork ed Egan Bernal lo seguono a 4", Thymen Arensman e Ciccone a 6", poi un gruppo a 10" fra cui Christen, Kulset, Tjøtta e Van Eetvelt. Vingegaard ha mostrato gambe da padrone, Pellizzari ha tenuto il passo dei migliori, ma la festa è di un corridore che a inizio Giro non era nei pronostici e che entra nella storia: Silva è il primo uruguaiano a vincere una tappa in un Grande Giro, e al secondo giorno di gara si prende anche la Maglia Rosa. La UAE paga un conto salatissimo: oltre alla rovinosa caduta, Jay Vine e Marc Soler sono costretti al ritiro, Adam Yates chiude a 13'46" e nelle prossime ore deciderà se proseguire. La Maglia Rosa cambia di spalle.

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