Il Giro d'Italia 2026 si apre sulle rive del Mar Nero con la Nessebar Burgas. Vince Paul Magnier davanti a Lund Andresen e Vernon, ma la storia di giornata è la maxi caduta dell'ultimo chilometro che spazza via Groenewegen e che lascia a terra le ambizioni di Jonathan Milan. Il classe 2003 della Soudal Quick Step veste il primo segno del primato.
Quando alle 13.05 la bandiera si abbassa sulla piazza vecchia di Nessebar, la Bulgaria scopre per la prima volta cosa significhi ospitare la Corsa Rosa, e i corridori scoprono per la prima volta la Bulgaria.
Centoquarantasette chilometri scarsi, una sola asperità degna del nome, il Mar Nero a misurare lo sguardo dalla parte sinistra del gruppo. Sembra una giornata di passaggio, di apertura cauta, e invece sarà tutt'altro. Le tappe brevi nei Grandi Giri hanno questa loro malizia antica: ti illudono di essere in vacanza, e poi ti presentano il conto a trecento metri dall'arrivo.
Il conto, oggi, lo apre subito Manuele Tarozzi della Bardiani CSF 7 Saber, che al chilometro zero scappa in compagnia di Diego Pablo Sevilla della Polti VisitMalta. Il vantaggio sale con calma a due minuti, fa l'elastico fino a due e quindici, poi si sgonfia, poi torna a respirare. Davanti al gruppo lavora una macchina perfetta della Lidl Trek, della Unibet Rose Rockets, della Soudal Quick Step. Il motore principale ha un nome eritreo, Amanuel Ghebreigzabhier, e tira da solo per oltre centoventi chilometri come fanno i gregari delle annate buone, senza mai voltarsi a chiedere il cambio.
Sul circuito di Sozopol il primo Cape Agalina premia Sevilla con i tre punti pieni della maglia azzurra, poi i due fuggitivi si dividono cordialmente anche il traguardo volante: Tarozzi avanti per gentile accordo, Bastiaens primo del plotone, Milan a strappare il punticino della maglia ciclamino, segno che il friulano sta scaldando le pulegge.
Al secondo passaggio sul Cape Agalina lo spagnolo della Polti incassa il bottino pieno e si assicura, già a meno quaranta dall'arrivo, la prima maglia di miglior scalatore della corsa. Domani saluterà Burgas in azzurro, e non è cosa da poco per uno che era partito stamattina senza che nessuno conoscesse il suo nome.
Il vero scossone viene a trentatré chilometri dall'arrivo, dove l'Organizzazione ha piazzato il KM Red Bull con i suoi sei, quattro e due secondi di abbuono. Tarozzi transita davanti, Sevilla raccoglie il secondo, e dal gruppo esce Lennert Van Eetvelt della Lotto Intermarché a caccia degli ultimi due secondi. Sembra fatta, e invece dal nulla spunta António Morgado della UAE Team Emirates XRG, che brucia il belga sulla linea e si prende l'abbuono, cancellando di fatto la possibilità per gli uomini di classifica di fare la cresta sul Giro. Una volata silenziosa ma chirurgica, che vale come un avvertimento.
A ventidue chilometri dal traguardo i due battistrada vengono riassorbiti, e la corsa cambia pelle. Lidl Trek e Soudal Quick Step si sistemano in testa, il ritmo sale, a meno diciotto si vola oltre i sessanta all'ora.
Curiosa, in mezzo a tanto frastuono, la scelta di Jonas Vingegaard: il danese tiene tutta la Visma Lease a Bike in coda al plotone, sereno, defilato, come uno che ha pesato il rischio e ha deciso che le prime posizioni oggi non gli interessano. Pellizzari della Red Bull Bora gli passa accanto schermato dai compagni. Si viaggia forte ma l'atmosfera non è tesissima, finché non si entra negli ultimi cinque chilometri.
Lì cominciano le spallate. A meno quattro la tensione esplode, a meno tre la Uno X Mobility prova a prendere in mano le operazioni, a meno due si lanciano insieme i treni della Decathlon e della Soudal Quick Step, a meno un chilometro e ottocento si infilano anche i Groupama FDJ. Tutti dentro, tutti in fila, tutti che cercano la stessa ruota. All'imbocco dell'ultimo chilometro la confusione è totale, la Lidl Trek tenta in ritardo di portare avanti Milan, e nel mezzo di quella bagarre, dentro Burgas, fra le strade larghe della città del mare, si scatena la tragedia. Maxi caduta. Tanti corridori a terra, fra loro Dylan Groenewegen, e davanti restano in pochi.
La volata che ne nasce è mutilata, una corsa fra superstiti. Parte Paul Magnier della Soudal Quick Step, classe 2003, occhi di chi ha aspettato a lungo questo momento. Lo segue come un'ombra il danese Tobias Lund Andresen della Decathlon, ma il francese ha trovato i metri giusti e regge fino alla linea bianca.
Terzo Ethan Vernon della NSN, quarto un Jonathan Milan rimasto solo, senza treno, senza sportello, senza possibilità. Tempo finale tre ore, ventuno minuti e otto secondi, media di quasi quarantaquattro all'ora. Burgas si alza in piedi per un vincitore che pochi avrebbero scommesso al chilometro zero.
I conti a fine giornata sono presto fatti. Magnier porta a casa dieci secondi di abbuono al traguardo che, sommati ai sei e ai quattro di Lund Andresen e Vernon, lo lasciano davanti a tutti gli abbuonati del Red Bull KM. La prima Maglia Rosa del Giro d'Italia 2026 parla francese, è giovane, è il segnale che la generazione del 2003 si è appena presentata al banco dei grandi. Sevilla si veste d'azzurro per la prima maglia di scalatore. Domani si riparte da Burgas verso Veliko Tarnovo, duecentoventuno chilometri di Bulgaria interna, e la Corsa Rosa avrà già imparato che da queste parti niente è scontato come sembrava sulla carta.