Nulla da fare per il Cagliari. L’Inter fa valere la legge della capolista e nella ripresa cala il tris.

  La partita non era nemmeno iniziata, ma da un San Siro con oltre 74mila spettatori si è alzato il coro con cui i tifosi avevano salutato la squadra domenica scorsa a Como. "La capolista se ne va". Ritornello tutto cuore e calcoli (la classifica). Con il 3-0 sul Cagliari ora l’Inter è a 12 punti dal Napoli secondo. Domani, quando Conte scenderà in campo al Maradona contro la Lazio, Chivu e i suoi si potranno godere lo spettacolo dal divano senza la minima apprensione, sapendo che la loro gioia scudetto è inversamente proporzionale al numero di giornate che mancano da qui a fine campionato. Ma sempre da domani l’Inter dovrà iniziare a mettere la testa sulla Coppa Italia, che tornerà martedì prossimo così come la sfida al Como che stavolta più che essere vista lago, sarà vista finale. O vista "double". Ecco perché col Cagliari in porta è tornato "Pepo" Martinez, l’uomo di coppa.

  Non ha preso gol e ha scaldato un po’ i guantoni come non faceva da inizio marzo. De Vrij nel cuore della difesa, Carlos Augusto a sinistra e Mkhitaryan in mezzo sono le altre novità sponda nerazzurra. Pisacane risponde con un 3-5-2 che diventa anche un 5-3-2 ben più coperto con Borrelli-Esposito davanti a tutti. Dopo 16 minuti Adopo salva su Dimarco al termine di una bella azione di scambi tra Thuram e Pio Esposito. Poi è proprio Esposito (quello interista) che calcia, ma lo fa addosso a Yerry Mina. Dall’altro lato Palestra fa paura quando scende veloce, quando trova i varchi. Ma alla fine è nel secondo tempo che succede tutto. Sussulti, gol, San Siro che vede e canta lo scudetto. Non è più una novità: Roma, Como, Cagliari. Questa Inter, almeno la versione primaverile (da Pasqua in poi per intenderci), miete vittime alla ripresa dei secondi tempi. L’intervallo per Chivu e i suoi è come una pozione; c’è chi ricorderà quella di Asterix, quella che bevevano i Galli dei cartoni animati francesi per avere una forza sovrumana per i minuti necessari per sconfiggere gli avversari o gli invasori. Ecco, i 15 minuti in spogliatoio sortiscono più o meno lo stesso effetto sugli interisti. In queste ultime 3 partite l’Inter ha segnato 8 gol su 12 tra il 45' e il 72’ (il tris di Zielinski è arrivato in pieno recupero). Chiamatela pure "zona nerazzurra".

  Il primo sussulto della ripresa, dicevamo. Barella per Calhanoglu: siamo fuori area e il turco fa il gesto di caricare la conclusione, San Siro quasi la pretende da lui, ma non c’è spazio. Ce ne sarà di più pochi secondi dopo ma la porta è lontana. Poi ci prova Barella (largo) e dopo ancora è sempre lui che diventa la miccia che innesca il primo gol. Si infila tra Ze Pedro e Yerry Mina, cade ma riesce a consegnare il pallone a Dimarco che sfreccia a ridosso della linea bianca. Gli ospiti quasi si ostacolano, il 32 prende tutto il campo che c’è e regala a Thuram la rete del vantaggio. Chivu corre ad abbracciare i suoi, Marcus stringe più forte di tutti Federico, al sedicesimo assist stagionale. Nessuno dal 2004/2005 ne aveva serviti di più, 16 quanti il Papu Gomez nel 16/17 ma il suo conteggio è calcolato sull’intera stagione. Dimarco ha ancora cinque partite per superarlo. L’1-0 avviene al minuto 52, il raddoppio al 56’ grazie a Barella con un tiro di potenza dal limite dell’area. Prima, di nuovo, Pio aveva protetto il pallone come il bene più prezioso. "La capolista se ne va" continuano a cantare i tifosi. Barella dopo il gol alza le mani, chiede scusa alla sua Cagliari che rimane a 6 punti dalla zona rossa ma con Cremonese e Lecce che devono ancora giocare. Palestra sembra l’unico trascinatore. E anche sotto di due gol crea apprensione davanti a Martinez quando prova a servire Mendy, trovando l’Inter scoperta, ma Akanji salva tutto. Chivu fa i suoi primi cambi al minuto 75: entrano in tre e tra questi c’è Zielinski che al 92’ arrotonda il punteggio sul 3-0. L’azione di questo gol è per tre quarti condotta da subentrati. Bonny, Diouf poi Dumfries, che fa l’assist, e infine il destro del polacco da fuori. Tre punti che non dicono ancora tricolore, ma che aritmeticamente confermano l’Inter in Champions League: materiale per altre eventuali uscite ironiche di Chivu, che se la ride.

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