La corazzata Alghero schianta Sassari, ma la vera epica è di famiglia: Mourad esordisce a 48 anni accanto al figlio

Lo schiacciasassi giallonero travolge i Bulldogs per 74-20 e si conferma padrone assoluto della Serie C. Nella ripresa va in scena il romanzo perfetto: l'ex campione di Taekwondo marocchino divide il prato con il figlio diciassettenne.

Settantaquattro a venti. Dodici mete a due. Sono i numeri spietati che certificano il dominio incontrastato della squadra cadetta dell'Amatori Rugby Alghero nel campionato regionale di Serie C. Sul prato di Sassari, contro i Bulldogs, i gialloneri si confermano la prima forza assoluta del torneo, un'autentica macchina da guerra. Ma dietro il freddo pallottoliere e la cronaca di una superiorità fisica schiacciante, si nasconde una storia di fango, sudore e radici che eleva una semplice domenica di sport a epica umana.

La tenzone: sofferenza iniziale e grandinata finale L'avvio è di chiara marca algherese. La compagine guidata dal duo Spirito-Calabrò sblocca subito la partita marcando due volte in rapida successione. I padroni di casa del Bulldog, ruvidi e fieri, approfittano però di un calo di tensione degli ospiti e di un cartellino giallo rimediato da capitan Gabriel Calabrò. Rinvengono sotto e accorciano le distanze.

L'illusione sassarese dura però lo spazio di un respiro. Dalla fine della prima frazione in poi, l'Alghero riprende in mano le redini del gioco e dilaga senza pietà. Il tabellino delle mete è un bollettino della potenza offensiva giallonera: cala il poker personale Alberto Pedroni (4 mete), mettono a referto una doppietta a testa Marco Spirito, lo stesso Calabrò e Mattia Langellotto, mentre i sigilli singoli portano le firme di Michele Marrone e Giulio Andreetto.

Sangue, sudore e radici: i due El Bakhadaoui A risultato acquisito, nel secondo tempo, l'agonismo lascia il passo al romanzo. L'allenatore fa ruotare tutta la panchina e scocca l'ora di Mourad El Bakhadaoui.

Classe 1978, musulmano osservante sceso in campo all'indomani della fine del Ramadan, Mourad fa il suo esordio assoluto nel rugby seniores. E lo fa schierandosi spalla a spalla con il figlio Yussef, 17 anni, già titolare inamovibile (col numero 15) di questa stagione.

La loro è una trama di integrazione perfetta, cucita nei decenni sui bastioni di Alghero. Mourad è arrivato dal Marocco nel 2000. Da un quarto di secolo è un volto noto e stimato in città, storico venditore di quadri davanti alla chiesa di San Francesco. In patria era un campione di Taekwondo. Non aveva mai toccato un pallone ovale in vita sua: ha iniziato ad allenarsi con la squadra per il semplice piacere di accompagnare il figlio al campo. Ma il fisico, il fiato e la tenacia del lottatore non l'hanno mai abbandonato, spingendolo a sudare in mischia fino a meritarsi, a 48 anni, la maglia e il prato.

Il verbo di Spirito: "Una storia bellissima" L'analisi finale della domenica è affidata al player-manager Marco Spirito, che fotografa lucidamente sia l'aspetto tecnico della gara sia la caratura emotiva del debutto:

«Vittoria netta dell'Alghero, che si conferma leader del campionato, con una vittoria ampia. Molto più sofferta di quanto si pensi, perché fino a metà del primo tempo i Bulldogs hanno resistito e hanno segnato. Diciamo che l'Alghero ha iniziata forte, segnando un paio di mete subito. Poi i Bulldogs, complici un cartellino giallo a Calabrò, si rifanno sotto, segnano e si avvicinano. Poi l'Alghero da finale del primo tempo a tutto il secondo tempo ha in mano la partita e chiude: dodici mete a due».

Messa in archivio la tattica, l'allenatore rende omaggio al suo atleta più maturo: «Sottolineiamo l'esordio di Mourad El Bakhadaoui, in campo insieme al figlio Yussef. Mourad vive ad Alghero dall'anno 2000, mentre il figlio è nato qui nel 2008. È una bellissima storia, perché a 48 anni compiuti a marzo, e ha iniziato la sua vita a Rugby Seniores. Lui è un grande atleta di Taekwondo. Tutti i giorni si allena, ha 48 anni ma è allenato. Ha meritato di entrare in campo, ha giocato nel secondo tempo col figlio. Giocare con padre e figlio è una cosa che non capita a tutti. È una bella storia di integrazione».

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