Buio pesto alla Domus: Eupalla premia il Napoli di Conte. E per Pisacane i numeri sanno di esonero

I partenopei passano dopo due minuti con McTominay e amministrano. Il Cagliari, schierato senza punte di ruolo, entra in un coma agonistico irreversibile. Soli 2 punti in 7 gare: la panchina rossoblù scricchiola paurosamente.

di Simone Arbus

Sconfitta di misura, ma pur sempre una resa incondizionata. Alla Unipol Domus, il dio del calcio (che il sommo Gianni Brera chiamava amabilmente Eupalla) volta le spalle a un Cagliari grigio e dimesso, consegnando l'intera posta al Napoli del condottiero Antonio Conte. Basta un acuto in avvio, poi cala il sipario su una contesa che di epico non ha conservato nulla, lasciando in dote ai sardi solo macerie statistiche e dubbi tattici.

L'eresia tattica e il castigo immediato Il mister rossoblù Fabio Pisacane disegna un mosaico iniziale improntato alla pura sopravvivenza. La linea Maginot è la classica difesa a quattro. A centrocampo viene eretta una trincea per disinnescare l'incursore scozzese McTominay. Ma è in prima linea che si consuma l'azzardo: niente centravanti di peso contro la corazzata partenopea, bensì l'impiego di Folorunsho come falso nueve, supportato dal fido scudiero Esposito.

La lavagna tattica, tuttavia, va in frantumi prima ancora che le squadre inizino a sudare. Sono passati appena due giri di lancette quando Politano pennella nel cuore dell'area sarda un pallone velenoso. La "gabbia" cede di schianto: McTominay si inserisce con tempi perfetti e firma il vantaggio, timbrando il suo settimo sigillo stagionale.

Il coma farmacologico e l'accademia azzurra Incassato il colpo a freddo, il Cagliari non abbozza una reazione. Entra in un letargo agonistico che assomiglia a un coma farmacologico. La prima frazione scivola via senza sussulti e la ripresa si trasforma in un monotono esercizio di accademia per il Napoli, che palleggia e amministra il vantaggio senza forzare il motore.

I sardi si riducono al ruolo di rassegnati sparring partner. I due portieri restano di fatto inoperosi, spettatori non paganti di una gara noiosa, bloccata e priva di fiammate.

La mossa della disperazione e il baratro contabile Per tentare di scuotere una squadra che sembra calare vistosamente anche alla distanza fisica, Pisacane getta nella mischia il "cucciolo" del vivaio: il giovanissimo Mendy (classe 2007). Una mossa coraggiosa ma isolata, che non sposta di un millimetro l'inerzia di un match di cui si attende solo il triplice fischio del direttore di gara, arrivato dopo cinque minuti di extratime.

Se lo spettacolo alla Domus è stato avaro (poco Cagliari, ma anche poco Napoli), è il pallottoliere a emettere la sentenza più spietata. I numeri di Pisacane assumono i contorni del potenziale esonero: nelle ultime sette uscite, i rossoblù hanno racimolato la miseria di due punti. Un loop di sconfitte e prestazioni impalpabili che, a questo punto del torneo, rischia di costare carissimo. Sfidare la corazzata di Conte rinunciando a una punta di ruolo si è rivelato un azzardo inaccettabile. I giochetti tattici hanno esaurito il loro tempo: ora serve una scossa, o per il Casteddu calerà la notte fonda.

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