Esce per Prospero Editore l’opera letteraria dello scrittore Nicola Montisci, “Le strade secondarie
del mare. Viaggio in Costa Brava” già disponibile in tutte le librerie e negli store online .
Etimologicamente il lessema “viaggio” derivato dal provenzale “viatge” e dal latino “viaticum” ci
porta a pensare che oggi intendiamo il suo significato come definizione geografica o geometrica di
un percorso, mentre nel suo concetto più antico racchiudeva in sé l’idea di ciò che occorre per il
viaggio stesso. Perciò l’idea del viaggiare racchiude in essa l’origine di quello che portiamo con noi
per il viaggio, il nostro presente, passato e prospettive di un futuro. Sant’Agostino in relazione al
viaggiare affermava “il mondo è un libro, e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina”.
Lo scrittore Nicola Montisci ispirato anche dall’opera di Joan Manuel Serrat afferma: “L’album
Méditerraneo, nato qui a Calella, era qualcosa di diverso: era mare, vento, libertà, speranza. Era
quanto trovo nei viaggi”(Nicola Montisci, pag. 134 ), e viaggia per la Costa Brava leggendo non
una pagina del mondo, ma più testi e livelli di lettura. Vi è un pensiero filosofico, geografico e
antropologico musicale. Lo si può annoverare tra i grandi viaggiatori come Tiziano Terzani, Bruce
Chatwin, Pino Cacucci, Nicolas Bouvier, Luis Sepulveda, e altri ancora, dove Nicola Montisci si
colloca verso una visione e narrazione mediterranea occidentale della costa Brava per andare verso
l’incontro con l’altro per specchiarsi in sé stessi e nella propria identità e radici senza percorrere le
grandi rotte o le mete turistiche più rinomate. L’autore viaggia per quelle strade che denomina
“secondarie” come se il mondo fosse diviso in due poli opposti, quello principale e quello di
seconda portata. Ma sono proprio le strade secondarie che conducono l’uomo a ritrovare sé stesso,
con tempi più lenti e più umani. Montisci ne descrive i suoni, gli odori i suoni e le visioni.
L’esperienza del viaggio sta nell’incontro con tutti i sensi nel luogo e nel territorio, persone , flora e
fauna. Oggi si tende anche a trascurare quanto di significativo l’udito ci consenta di conoscere
della realtà che ci circonda, in particolare dei luoghi, degli spazi, dei territori. In effetti, la questione
delle forme di conoscenza dei luoghi attraverso il suono costituisce un possibile punto di
intersezione tra Musicologia e Geografia. Tale questione è stata oggetto, in tempi recenti, di studi e
ricerche tanto in ambito geografico che in campo musicologico e antropologico musicale. Dal punto
di vista del musicologo, ritenendo che l’udito costituisca una forma di conoscenza significativa è
importante riflettere sul ruolo che il suono, o l’opera di Joan Manuel Serrat e delle musiche hanno
nel formare conoscenza del mondo nell’ascoltatore ed, in particolare, dei luoghi. Tutti quanti noi
abbiamo avuto esperienze nelle quali è proprio il suono a guidarci e orientarci nei nostri
spostamenti, ed è un suono a rilevarci la presenza di musiche o di contesti che stiamo cercando,
molto prima che siamo in grado di vederli. L’esempio di una festa all’aperto, o di un raduno politico
possono servire a illustrare questo concetto: è molto probabile che ci accada di sentire già da
lontano i suoni amplificati di un comizio e di essere da loro guidati per raggiungerlo, ad esempio,
prima di riuscire a vedere l’oratore”.
Dunque, anche empiricamente, possiamo considerare i suoni
come forma importante di orientamento e di conoscenza dei luoghi. E possiamo anche riconoscere e
conferire al suono una fondamentale dimensione spaziale, per lungo tempo trascurata. L’autore
Nicola Montisci, che vive immerso nel mondo della musica, ricerca tra queste strade secondarie
l’incontro dei sensi esperienziali. Gli odori che l’olfatto gli fanno percepire nei viaggi, le musiche e
l’acustica che i luoghi generano, la vista dei territori che creano visioni dei paesaggi, tutto concorre
nella narrazione del percorso viatico. Si stabilisce così tra l’uomo e il suo ambiente sonoro e
territorio un legame affettivo che lo lega ad esso, dove i suoni partecipano alla costruzione dello
spazio stesso. Si stabilisce quel legame definito “topofilico”, amore e legame affettivo verso il
territorio medesimo. L’uomo e la sua comunità dei luoghi che Nicola Montisci ci descrive,
anch’essi elaboreranno convenzionalmente attraverso l’arte, il linguaggio ed altre espressioni,
l’esplicazione dei loro vissuti e del territorio, dove il linguaggio si presterà ad essere formatore del
mondo. “Non l’uomo ma il linguaggio è formatore di mondo, anzi è esso stesso il mondo in cui
poeticamente l’uomo abita”, secondo il pensiero di Heiddeger. L’opera di Nicola Montisci perciò
anch’essa si crea nella costruzione della memoria, della storia contemporanea e nella costruzione ed
evoluzione dell’identità dell’incontro con l’altro nel viaggio nel Mediterraneo Mare che bacia la sua
Sardegna e la Costa Brava. “…Sì yo nací en el Mediterráneo”.