Alghero: Pescant a la Punta del solaio

Un racconto di Tonio Mura Ogno

  Per chi non lo sapesse la punta del solaio era la bassa, che all’epoca riversava direttamente in mare, senza passare dal depuratore di San Marco. Per nostra fortuna non generava la marea gialla, tipica attrazione del tratto finale della spiaggia di Maria Pia, per cui la punta de la bassa non era affollata quanto il lido. Da noi prevalevano i profumi, anche se i pochi che apprezzavano l’eau de fogne all’epoca non avevano né l’intuito né l’ingegno per brevettare la preziosa fragranza. In compenso eravamo ottimi pescatori e conoscevamo perfettamente le abitudini cibarie dei pesci. Al mattino non era necessario usare lo brumec, una specie di mangime di produzione propria. L’alimentazione per i pesci arrivava puntuale de la boca de la bassa, cagallons galleggianti subito preda de salpas e de llissas.

  Vi sembrerà strano ma la popolazione dei pesci era così numerosa che si potevano catturare senza esca. Non ho detto con le mani, ho detto senza esca e con un arnese geniale: lo burroni, praticamente un groviglio di grossi ami che si lanciavano in mezzo al banco, poi si recuperavano a strappo, mantenendoli il più possibile in superficie e dalle parti del cagallò. La frenesia alimentare dei pesci era tale che li vedevi avventarsi a la merda facendosi spazio tra la calca del banco, creando movimenti lucenti di pancia e qualche saltello a pelo d’acqua. I più bravi avevano dos burronis e con uno strappo veloce tiravano su anche due pesci per volta, qui enfilat a la esquena qui a la cua e que a l’ul. Non c’erano solo i cagallons, perché di tanto in tanto galleggiava anche qualche specie di palloncino che i pesci però non si cagavano, e forse per questo lo hanno chiamato gondò. Non è né un nome aggraziato né un nome elegante, più che altro un nome del cazzo, e che avesse a che fare col cazzo lo avevamo capito tutti. Il peggio che ci potesse capitare era pescare un gondò, che poi lo dovevi sbrogliare con le mani!

  Poi c’erano i sofisticati, quelli que la salpa no, la llissa no, l’esparral si. Preparavano l’esca a ma la col marina, convinti che l’esparral fosse un pesce nobile, che disprezza la merda. Così capitava che a ma la col marina prendevi torna la salpa e a ma lo burroni l’esparral che si abbuffava tra gli stronzi galleggianti. Ma anche viceversa e con l’alternarsi di qualche llissa. Questo al mattino, quando nelle case del centro storico la zona più frequentata, per chi aveva una parvenza di bagno, era lo cesso. Per gli altri lo bassì, magari al pianerottolo e senza privacy. Chi non aveva né lo cesso né lo bassì si accontentava di altri ripari all’aria aperta, infatti al carrer les massidadas non mancavano, di ogni forma e colore, e odore. Al giorno d’oggi invece in strada cagano solo i cani, col beneplacito dei padroni che non raccolgono la merda, e sempre di stronzi si tratta. Al solaio per svuotare l’intestino c’erano los caxions e los caxionets e a pulire ci pensava la plena de la mar. Se invece èran secas c’era sempre qualcuno che rovistava tra sassi e pietrisco oleoso (effetto secondario de la bassa), che i ricercatori d’oro dell’Eldorado gli facevano un baffo! Ovviamente al solaio non si cercava l’oro ma lo cuc negra e la tramalija, le esche più ricercate ed efficaci, usate dai pescatori d’esperienza. I vermi, raccolti in questo modo, si conservavano vivi all’interno de un bolig gros, inumidito de algua marina. Alcuni di questi ricercatori si davano subito al commercio, e li trovavi a la porta del mercat a vendre lo cuc. Meglio un uovo oggi che una gallina domani. Ma siccome nel mare non ci sono galline, millor vint francs avui que un peix demà. Col tempo buono comparivano les canyetas, le antenate delle attuali canne da pesca. Di mulinello neanche l’ombra ma al massimo due metri di lenza, amo e piombo. Si pescava con i piedi in acqua centrando perfettamente gli anfratti sottomarini degli scogli, dove si rifugiavano i pesci più ricercati. Ricordo che un canale molto battuto era tra l’escol llonc e l’escol rodò. L’escol rodò in realtà erano due e si raggiungevano attraversando un percorso accidentato e immersi in acqua sino alla pancia. Arrivati sul punto però la pesca era garantita. Mon pare pescava de los caxionets, tambè a la punta del mol, no na voliva sabè de pondre los peus a bagno. En casa les donas si ingegnavano a cucinare nel modo migliore le prede, ma con le salpe talvolta l’impegno non compensava la qualità poco eccelsa della carne. Preferivano lo matxoni, quello di tana, e onestamente questa preferenza era molto gradita anche dagli uomini.

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