Alghero laboratorio d’Italia: tre giorni per costruire la “Inno Bay” del Nord Ovest sardo

Il Nord Ovest della Sardegna si mette a tavolino con chi la ricerca la fa davvero, con chi investe, con chi studia le persone e le famiglie, e firma un’alleanza scritta nero su bianco. Dal 27 al 29 novembre, le sale de Lo Quarter ad Alghero diventano il cuore di una tre giorni dal titolo eloquente: “L’Italia che collabora – Attrattività, ricerca, famiglie e persone – Il Nord Ovest della Sardegna verso la Inno Bay”.

L’architrave politica e istituzionale è chiara: il Comune di Alghero, insieme alla Fondazione Bruno Kessler di Trento, guida un confronto “sistemico” per costruire un modello di sviluppo sostenibile fondato su innovazione, attrattività territoriale, capitale umano e benessere sociale. Non uno slogan, ma un protocollo vero: giovedì 27 novembre è prevista la firma della Convenzione quadro tra Comune di Alghero e Fondazione Bruno Kessler e del protocollo di collaborazione con l’Università di Sassari. Tre gli assi dichiarati: attrattività territoriale, ricerca scientifica e “people strategy”, cioè il modo in cui un territorio decide di prendersi cura delle persone che ci vivono e lavorano.

Sul palco della sessione inaugurale sfilano i protagonisti di questo asse Nord-Est/Nord-Ovest: il sindaco di Alghero Raimondo Cacciotto, il presidente della Città metropolitana di Sassari Giuseppe Mascia, il presidente della Fondazione di Sardegna Giacomo Spissu, il segretario generale della Fondazione Bruno Kessler Andrea Simoni, il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento Achille Spinelli, il rettore dell’Università di Sassari Gavino Mariotti, il commissario Agcom Laura Aria, il presidente di Invitalia Sergio Schisani. Una composizione che dice una cosa semplice: si prova a connettere amministrazioni locali, mondo accademico, regolatori nazionali e chi ha in mano gli strumenti per attirare investimenti.

Non si parte da zero. L’iniziativa poggia sul percorso che Alghero ha avviato negli anni sulle politiche familiari, con la certificazione “Family in Italia” e un ufficio dedicato alle politiche per le famiglie e la comunità. L’idea, stavolta, è fare un salto di scala: da città “family friendly” a tassello di un distretto dell’innovazione nel Mediterraneo, la “Inno Bay” del Nord Ovest sardo, incrociando ricerca, tecnologia, qualità della vita e tutela dell’ambiente.

Il programma della prima giornata dopo i saluti istituzionali entra nel merito con una sessione su attrattività territoriale e aziendale. In sala ci saranno, tra gli altri, i manager territoriali dell’Ufficio politiche familiari del Comune di Alghero, amministratori di piccoli comuni come San Benedetto Val di Sambro e Borutta, chiamati a raccontare come si tiene insieme la vita concreta delle comunità con le strategie di sviluppo. A metà giornata, la firma della Convenzione quadro tra Comune di Alghero e Fondazione Bruno Kessler e del protocollo con l’Università di Sassari sancisce l’impegno comune: un modello pilota che, nelle intenzioni, potrà essere replicato altrove e agganciato alle reti nazionali ed europee dell’innovazione.

Il pomeriggio di giovedì è dedicato ai “tavoli tematici”, lontani dall’astrazione delle tavole rotonde infinite. I gruppi di lavoro sono quattro e toccano i nervi scoperti del territorio. Il primo si occupa di ambiente e Agritech: sostenibilità, ricerca applicata e nuove tecnologie per l’agricoltura e la gestione delle risorse in tempi di cambiamento climatico. Il secondo tavolo mette insieme salute, benessere e alimentazione, con l’obiettivo di tradurre ricerca e tecnologie in servizi socio-sanitari e qualità della vita. Il terzo guarda all’attrattività territoriale dal punto di vista congiunto di aziende e comuni: change management, innovazione, politiche per la persona e la famiglia come leva per rendere competitivo un territorio, non solo sul piano turistico. Il quarto tavolo si concentra su ricerca, scienza e sviluppo locale, per definire priorità e modalità attuative dei progetti in grado di produrre vero valore economico e sociale, con l’obiettivo dichiarato di un impatto strutturale, responsabile e duraturo.

La restituzione dei lavori in plenaria, prevista nel pomeriggio, servirà a mettere in fila le “piste di lavoro” emerse dal confronto: possibili partenariati, bandi regionali, nazionali ed europei a cui candidarsi, una roadmap condivisa in prospettiva 2026 per massimizzare la cooperazione scientifica e radicare sul territorio le attività di ricerca.

Venerdì 28 novembre la scena la prende “Visioni che si incontrano”: una sessione in cui Fondazione Bruno Kessler e gli altri attori invitano chi partecipa a raccontare in pochi minuti chi è, cosa fa e quale ruolo può giocare come fattore di attrattività. Una sorta di “speaker’s corner” dell’innovazione, aperto a imprese, centri di ricerca, associazioni: poche parole, niente fuffa, per capire cosa c’è già e cosa manca.

Sabato 29 novembre le porte si aprono del tutto alla cittadinanza. Nelle sale espositive dell’Alguer Hall, tutto il giorno, alcune delle organizzazioni coinvolte monteranno stand con laboratori, dimostrazioni scientifiche, percorsi interattivi e sessioni didattiche per bambini, ragazzi e adulti: realtà virtuale, spazi educativi, attività ispirate all’ambiente, alla salute, alla tecnologia. L’obiettivo dichiarato è elementare e ambizioso insieme: avvicinare il pubblico alla scienza e all’innovazione, farne cultura diffusa, non vezzo da convegno.

L’elenco dei soggetti coinvolti racconta da solo la densità dell’operazione: Fondazione Bruno Kessler e Provincia autonoma di Trento, Porto Conte Ricerche, Camera di Commercio di Sassari, i parchi di Porto Conte e dell’Asinara, la Fondazione Alghero, il CNR Sardegna, il CRS4, l’Università di Sassari con Architettura e Ingegneria informatica, l’Accademia delle Belle Arti, il Distretto rurale, Confindustria, aziende tecnologiche come Abinsula, Nemea, XRIT, SapiensAIOT, operatori come Sogeaal, Banco di Sardegna, il Consorzio Riviera del Corallo, fino alla Generalitat de Catalunya, a conferma che l’orizzonte non si ferma al Golfo.

Dietro la retorica inevitabile della parola “innovazione” c’è una scommessa precisa: usare le politiche familiari come ossatura di una strategia di sviluppo, tenere assieme ricerca dura, imprese e vita quotidiana delle persone. Se questa “Italia che collabora” resterà solo una formula felice da locandina o diventerà davvero l’inizio di una Inno Bay sarda, lo diranno i progetti e i cantieri dei prossimi anni. Intanto, per tre giorni, Alghero prova a fare ciò che spesso nel Paese manca: mettere tutti nella stessa stanza e chiedere a ciascuno cosa è disposto a fare, non solo a dire.

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