I sigilli del tribunale spengono l'estate di Calabona: A-Mare chiude i battenti

Oltre venti stagionali senza lavoro e strutture già smontate. La società di gestione denuncia il ritorno al degrado sull'area sequestrata e attende di ricorrere contro la decisione dei giudici.

La stagione balneare di Alghero perde uno dei suoi approdi prima ancora di cominciare. Il beach club A-Mare, affacciato sulla scogliera di Calabona, nel 2026 non aprirà al pubblico. La resa è stata annunciata dalla Società dei Bagni del Corallo, titolare dell'impianto, costretta ad alzare bandiera bianca di fronte allo stallo di un iter giudiziario che si trascina da quasi due anni. La chiusura forzata lascia senza occupazione oltre venti lavoratori stagionali e recide un indotto economico che coinvolgeva decine di fornitori, manutentori e artigiani locali.

È il terzo anno consecutivo che la cronaca giudiziaria detta i tempi della struttura, inaugurata nell'estate del 2024 con le scenografie firmate dallo stilista Antonio Marras. In quella prima stagione, l'attività rimase in vita per soli quarantasei giorni, interrotta dal primo sequestro disposto dal giudice per le indagini preliminari di Sassari. L'anno successivo, nel 2025, un ordine di dissequestro del Tribunale del Riesame, la corte chiamata a valutare la legittimità delle misure cautelari, permise di salvare l'estate, pur partendo con grave ritardo. Oggi, il sipario cala del tutto. Il fascicolo è transitato fino alla Corte di Cassazione, che ha ordinato ai giudici sassaresi di riesaminare il caso. Lo scorso marzo, il tribunale ha confermato nuovamente il sequestro dell'area. Le motivazioni non sono ancora pubbliche, ma l'azienda ha già preannunciato che impugnerà la decisione.

Sulla scogliera, al momento, non c'è più nulla da sequestrare. I manufatti, concepiti per essere amovibili e a termine, sono stati completamente smontati dalla società alla fine dell'ultima stagione. L'area transennata dalla magistratura si estende per oltre quattromila e seicento metri quadrati, sebbene le pedane e le opere della struttura ne occupassero storicamente appena novecento. I vertici della Società denunciano un paradosso: il ritiro forzato ha riportato quel tratto di costa alle medesime condizioni in cui versava prima del loro intervento, restituendo l'area al campeggio abusivo, all'abbandono e ai rifiuti. Un epilogo amaro per un'impresa che, carte alla mano, tra il 2024 e il 2025 aveva superato il vaglio di diciannove enti pubblici in due distinte conferenze di servizi, incassando le concessioni demaniali della Regione Sardegna e le autorizzazioni urbanistiche del Comune di Alghero.

Di fronte a questo corto circuito amministrativo e giudiziario, la società richiama alle proprie responsabilità le istituzioni locali e la politica, avvertendo che bloccare un'impresa dotata di tutte le autorizzazioni previste dall'ordinamento lancia un segnale devastante a chiunque intenda investire nell'isola. Valentina Russo, amministratore unico della società controllata da MP Finance, cristallizza la situazione con una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni: «Non riesco a trovare le parole giuste per i nostri dipendenti e le loro famiglie. Alcune di queste persone lavorano con noi fin dal primo giorno. Conoscono ogni angolo di Calabona, hanno costruito con le proprie mani quello che A-Mare è diventato. Dire loro che anche quest’anno non possiamo aprire è stato il momento più difficile della mia vita professionale. Abbiamo sempre operato nella legalità, abbiamo ottenuto ogni autorizzazione richiesta dalla legge, abbiamo smontato ogni struttura. Eppure, non possiamo lavorare. Confidiamo nella giustizia e sappiamo che la verità dei fatti è dalla nostra parte. Ma oggi il nostro pensiero va soprattutto a chi, senza alcuna responsabilità, paga le conseguenze più pesanti di questa situazione.»

Il procedimento penale resta aperto nei palazzi di giustizia, in attesa del deposito degli atti che innescherà la nuova battaglia legale. Sulla scogliera di Calabona, per quest'anno, rimangono soltanto i sigilli.

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