Intelligenza artificiale in azienda: Urgono norme chiare prima che sia troppo tardi

  A Firenze, durante l'incontro organizzato da Fonarcom, si è discusso un tema cruciale e pericolosamente sottovalutato: l'uso dell'intelligenza artificiale nei rapporti di lavoro. La tecnologia, che solo pochi anni fa sembrava fantascienza, è ormai realtà quotidiana e pone questioni pressanti. Dove sono finite le battaglie contro i poltronifici e le promesse di regole chiare? Nel contesto del Festival del lavoro, alla Fortezza da Basso, si è tenuto un incontro intitolato "Le tutele nel rapporto di lavoro, dallo Statuto alle nuove frontiere dell'Intelligenza artificiale". 

  Fabrizio Di Modica, avvocato giuslavorista, ha spiegato come l'AI permei ormai tutti gli aspetti della nostra vita, con un impatto profondo sul rapporto tra datore di lavoro e lavoratore. Tuttavia, le normative attuali sembrano inseguire faticosamente questa rivoluzione tecnologica. Il nuovo regolamento Ue, l'"AI Act", e il ddl nazionale in fase di sviluppo cercano di colmare il vuoto legislativo, ma la preoccupazione è palpabile. Andrea Cafà, presidente di Fonarcom e Cifa, ha sottolineato il rischio che il legislatore arrivi troppo tardi per tutelare adeguatamente i lavoratori. La contrattazione collettiva e la formazione specifica per dirigenti sindacali e datoriali sono strumenti indispensabili per gestire l'avvento dell'AI nel mondo del lavoro. 

   Antonino Alessi, presidente dell'Ordine dei consulenti del lavoro di Palermo, ha proposto una soluzione interessante: la creazione di un "Responsabile dei lavoratori per l'intelligenza artificiale", una figura dedicata a dialogare con l'imprenditore per anticipare criticità e trovare soluzioni, ispirandosi a modelli di altri Paesi come la Germania. Questo approccio preventivo potrebbe evitare che ci si limiti solo a informare, senza intervenire proattivamente. Giuseppe Tango, giudice del lavoro, ha portato l'esempio dei riders, che incarnano la transizione dall'economia fordista alla gig economy. La sfida giuridica è stata quella di qualificare questi lavoratori e approntare tutele efficaci in un contesto lavorativo sempre più fluido e incerto, come aveva preconizzato Bauman. 

  Tiziana Orrù, presidente della sezione Lavoro del Tribunale di Roma, ha affrontato le questioni etiche, di sicurezza e trasparenza legate all'uso dei social network e dei dati personali nel luogo di lavoro, richiamando i limiti imposti dallo Statuto dei Lavoratori e dal GDPR. In conclusione, emerge la necessità impellente di regole organiche e chiare per tutelare i lavoratori, senza demonizzare l'AI, che rimane uno strumento positivo se usato correttamente. Andrea Cafà ha ribadito che l'intelligenza artificiale deve essere al servizio dell'uomo e non sovrastarlo. L'aspetto etico deve essere centrale, non accessorio, nella regolamentazione dell'AI. La realtà è che, senza interventi tempestivi e decisi, rischiamo di trovarci in balia di una tecnologia che avanza inesorabilmente, con le leggi che arrancano per tenere il passo. E in questa corsa, i diritti dei lavoratori non possono e non devono essere calpestati.

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