Spanedda al seminario di Sassari: risorse già stanziate per progetti in circa 200 Comuni. Al centro, il rapporto tra abitazioni, lavoro e servizi.
La Sardegna delle case vuote e quella di chi cerca un alloggio convivono nella stessa isola. Nei maggiori centri, lavoro, turismo e università concentrano la domanda di abitazioni. Nei piccoli Comuni, lo spopolamento lascia invece edifici inutilizzati, con conseguenze anche sulla conservazione e sulla sicurezza dei centri abitati.
È il quadro descritto dall’assessore regionale degli Enti locali, Finanze e Urbanistica Francesco Spanedda, intervenuto venerdì 23 ottobre a Sassari al seminario Housing Affordability Act - Conoscenze e politiche, promosso dall’Istituto Nazionale di Urbanistica e dedicato al tema dell’accessibilità economica della casa.
“L'abitazione è una componente fondamentale dell'insediamento. Non si tratta solo di costruire o recuperare edifici, ma occorre intervenire sulla qualità degli insediamenti e sulle condizioni che rendono possibile vivere e lavorare in un territorio. La casa è parte di un insieme più ampio, che comprende servizi, mobilità, opportunità e qualità della vita”.
Il problema, nella lettura dell’assessore, riguarda dunque anche ciò che si trova fuori dalla porta: le possibilità di lavorare, gli spostamenti, i servizi necessari alla vita quotidiana. Sono condizioni che pesano sulla scelta di abitare in un luogo e sulla possibilità di rimanerci.
“Viviamo un paradosso: abbiamo case dove non c'è attività e attività dove non ci sono case. Nelle aree interne il problema non è la disponibilità di abitazioni, ma la perdita di attrattività dei luoghi. Per invertire questa tendenza dobbiamo affrontare le cause dello spopolamento e creare le condizioni perché le persone possano scegliere di restare”, ha sottolineato Spanedda.
In questa direzione la Regione colloca gli interventi di rigenerazione urbana, ossia il recupero degli edifici e degli spazi dei centri abitati per renderli più vivibili e utilizzabili. Secondo quanto riferito dall’amministrazione regionale, sono già state stanziate risorse per progetti in circa 200 Comuni sardi. L’obiettivo dichiarato è valorizzare il patrimonio esistente e favorire l’insediamento di residenti e attività.
Spanedda ha inoltre richiamato le modifiche alla legge regionale 23 del 1985, presentandole come strumenti per semplificare le procedure edilizie e favorire l’utilizzo degli immobili, mantenendo la qualità degli spazi residenziali.
“Abbiamo scelto di semplificare senza sacrificare la qualità dell'abitare. La rigenerazione urbana non è soltanto recupero fisico degli edifici, ma uno strumento per restituire valore ai luoghi e possibilità di scelta alle comunità. Il diritto alla casa riguarda anche il diritto a costruire il proprio futuro nel territorio in cui si desidera vivere”, ha concluso l’assessore.