La Direzione delle Politiche Sociali sospende fino a 120 giorni l'avviso per i buoni servizio destinati alle persone non autosufficienti. Il blocco scaturisce da ritardi nell'evasione delle pratiche del 2025. Per l'opposizione è un colpo durissimo alle famiglie, ora a rischio di perdere i rimborsi per le spese estive.
La macchina burocratica regionale si inceppa e a pagarne il prezzo sono le fasce più vulnerabili della popolazione sarda. Attraverso la determinazione numero 1092, firmata il 31 luglio 2026 dal Direttore del Servizio Politiche per la Famiglia, Nicola Onano, l'Assessorato dell'Igiene e Sanità e dell'Assistenza Sociale ha ufficialmente disposto la sospensione temporanea dell'Avviso Pubblico "Sine Limes 2" per l'annualità 2026. Si tratta di una misura fondamentale nel panorama del welfare isolano, strutturata su un triennio (2024-2026) per erogare "buoni servizio" a favore delle persone con gravi limitazioni dell'autonomia.
Dietro il drastico provvedimento vi sono motivazioni di natura strettamente organizzativa e procedurale. Nel documento ufficiale, i vertici regionali ammettono di dover far fronte a diverse criticità operative sollevate direttamente dall'utenza durante la gestione del bando 2025. Ad oggi, gli uffici stanno ancora elaborando le istruttorie per le richieste di rimborso della passata annualità. Aprire la finestra temporale di presentazione delle domande per il 2026 – originariamente fissata tra il 22 e il 31 luglio – avrebbe innescato un accavallamento di procedure insostenibile per il sistema. Per questo motivo, la Regione ha optato per il congelamento del bando per un periodo massimo di 120 giorni a partire dalla pubblicazione dell'atto. Una pausa forzata ritenuta necessaria per riscrivere e chiarire le regole relative alla modulistica, alle dichiarazioni dei partecipanti, alle procedure di controllo e alla rendicontazione finale. Questo stallo sospende non solo le finestre di presentazione delle istanze, ma anche quelle previste per i futuri rimborsi (fissate inizialmente tra il 3 febbraio e il 28 maggio 2027).
La paralisi amministrativa ha innescato un immediato e feroce scontro politico. Michele Pais, esponente della Lega, non ha usato mezzi termini per attaccare il blocco delle risorse: «Ancora una volta la Giunta Todde dimostra di non avere il senso delle priorità. Mentre si sprecano risorse in consulenze, propaganda e annunci, vengono sospese provvidenze fondamentali destinate alle persone con disabilità e con gravi limitazioni dell'autonomia».Per l'esponente leghista, le inefficienze dell'apparato pubblico non possono e non devono abbattersi su chi affronta enormi sacrifici quotidiani. «Dietro quei buoni servizio non ci sono numeri o pratiche amministrative», incalza Pais, «ci sono persone non autosufficienti, famiglie già provate e operatori che svolgono un servizio essenziale».Il nodo più allarmante della vicenda, tuttavia, riguarda le tasche dei cittadini. Il bando originale stabiliva che, per l'annualità 2026, l'ammissibilità delle spese di assistenza sarebbe scattata dal 1° giugno 2026. Con la sospensione disposta dalla determinazione odierna, l'efficacia di tale data viene revocata. Come sottolinea Pais, la decorrenza delle spese valide verrà decisa solamente con il futuro avviso di riapertura, di cui a oggi non esiste un testo né una scadenza certa. Questo vuoto normativo lascia le famiglie in uno stato di totale incertezza, con il rischio concreto che i costi sostenuti per l'assistenza nei mesi estivi non vengano mai rimborsati. «Questo significa stravolgere completamente la natura del rimborso», denuncia Pais, definendo la scelta «incomprensibile e profondamente ingiusta».
Secondo Pais, la Giunta avrebbe dovuto programmare per tempo le modifiche tecniche senza interrompere l'erogazione degli aiuti. Le accuse si rivolgono ai vertici dell'esecutivo: da un lato alla Presidente della Regione, Alessandra Todde, che detiene attualmente l'interim dell'Assessorato all'Igiene, Sanità e Assistenza Sociale; dall'altro all'Assessora al Lavoro, Desirè Manca, responsabile dell'infrastruttura Sardegna Lavoro e dell'applicativo informatico attraverso il quale l'utenza deve presentare le domande. «Non è accettabile che due assessorati non riescano a coordinarsi», conclude Pais, stigmatizzando il cortocircuito istituzionale che oggi lascia sole le famiglie sarde.