Un rogo di ampie proporzioni ha colpito l'agro algherese spingendosi fino a Mamuntanas. La formazione di raffiche di vento autogenerate dal calore ha reso le operazioni di spegnimento estremamente complesse.
Il fuoco torna a minacciare le campagne del litorale.
Un incendio di vaste proporzioni ha colpito duramente diverse zone dell'agro algherese, innescando una complessa e faticosa operazione di spegnimento a difesa dei centri abitati e del patrimonio naturale. La probabile natura dolosa dell'evento getta un'ombra inquietante su un episodio che ha messo a dura prova l'intera macchina antincendio regionale.
Tutto ha avuto inizio nei pressi di un corso d'acqua, nelle adiacenze di un'azienda agricola locale, dove le fiamme hanno inizialmente intaccato e distrutto dei cumuli di pacciamatura. Spinto dalle correnti, il fronte del fuoco non si è arrestato e ha pericolosamente superato la SP42, la Strada Provinciale nota comunemente come "Strada dei Due Mari". Da quel momento, l'incendio si è incanalato con violenza puntando fino alla zona di Tanca farrà, sfiorandone le immediate vicinanze. La furia devastatrice ha attraversato i settori di Domo bianca e Sa Segada, spingendosi in profondità sino a lambire i confini dell'area di Mamuntanas.
Il passaggio delle fiamme ha lasciato dietro di sé uno scenario di grave sofferenza ecologica. Il fuoco, insinuandosi nei canali, ha divorato ampie distese di canneti e ha ridotto in cenere ettari di preziosa macchia mediterranea e di boschetti di olivastri.
La battaglia contro il rogo è stata resa ancora più ostica da un fenomeno termodinamico caratteristico dei grandi incendi: la formazione di forti correnti ascensionali. La densa colonna di fumo, spinta dalle altissime temperature sviluppate, ha infatti innescato dei moti convettivi locali, creando dei veri e propri vortici e raffiche di vento autogenerate che hanno alimentato e reso imprevedibile l'avanzata delle fiamme. Per domare un simile disastro ambientale è stato indispensabile schierare in campo una forza d'intervento massiccia e tempestiva. Dal cielo hanno operato ininterrottamente tre elicotteri della flotta regionale, tra cui un mezzo pesante della linea Super Puma, un aeromobile strategico per la sua elevatissima capacità di carico e sgancio d'acqua sulle zone più critiche. A terra, la lotta è stata condotta strenuamente da una squadra interforze e multidisciplinare composta dai Vigili del Fuoco, dagli agenti del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, dai volontari della Protezione Civile, dalle Compagnie Barracellari e dal personale operativo di Forestas (l'Agenzia regionale per lo sviluppo del territorio e dell'ambiente della Sardegna). Una mobilitazione generale che, seppur con enormi fatiche, è riuscita infine a fermare la progressione del fronte.
Mentre le squadre specializzate procedono con le operazioni di bonifica e con la stima esatta della superficie bruciata, l'attenzione investigativa si concentra sulla natura dell'innesco. Gli accertamenti tecnici propendono con forza per la probabile origine dolosa del rogo. Un sospetto pesante, ulteriormente avvalorato da una precisa dinamica pregressa: proprio in quelle stesse zone rurali, già da qualche giorno si erano registrati piccoli focolai isolati, segnali inequivocabili di tentativi di accensione precedenti culminati poi nella devastante offensiva di ieri pomeriggio, 31 luglio.