La giunta sarda sblocca ventuno milioni di euro per sradicare il precariato turistico: fondi pubblici alle imprese che assumono a tempo indeterminato

Il piano dell'assessorato al Lavoro attinge ai fondi europei per finanziare i contratti di settore. Coperture fino a ottocento euro mensili per i lavoratori stagionali e un tesoretto di tredicimila euro annui per chi sceglie la stabilità. Il novanta per cento delle risorse è destinato esclusivamente alle micro e piccole aziende.

Ventuno milioni di euro finiscono sul tavolo della giunta regionale sarda per arginare la piaga del precariato lavorativo nel comparto turistico. Il piano, formalizzato sotto la sigla SO.LA.RE. e alimentato dal bacino dei fondi europei destinati all'inclusione sociale e all'occupazione, traccia la rotta dei sussidi per l'anno in corso puntando a blindare i contratti negli alberghi, nei ristoranti e nelle attività ricettive dell'Isola.

L'architettura finanziaria dell'operazione è stata disegnata dall'assessora al Lavoro Desirè Manca, che ha impresso una virata netta nella distribuzione delle coperture pubbliche, escludendo di fatto i colossi industriali per concentrare i capitali sulle ossature storiche dell'economia locale. A delineare i contorni e le priorità della manovra è la stessa esponente dell'esecutivo: “Anche quest’anno mettiamo in campo una misura strategica per rafforzare l’occupazione stabile nella filiera turistica e sostenere le imprese che investono sul lavoro di qualità. Semplifichiamo le procedure, velocizziamo i tempi e concentriamo le risorse sui lavoratori in condizioni di maggiore fragilità occupazionale. Nel 2026 abbiamo scelto con convinzione di mettere le realtà più piccole al centro della nostra azione, concentrando le risorse sulle micro, piccole e medie imprese in piena coerenza con il nuovo Codice degli Incentivi. I dati del monitoraggio parlano chiaro: sono proprio le micro e piccole imprese a costituire il cuore pulsante del nostro sistema e a rappresentare la quasi totalità dei beneficiari storici. Per questo, abbiamo deciso di destinare loro ben il 90% del budget, lasciando il restante 10% alle medie imprese, per garantire che il sostegno arrivi laddove è più necessario”.

Il meccanismo di calcolo aggancia i contributi diretti alle retribuzioni lorde mensili, fissando un perimetro temporale che va dal mese di marzo fino a dicembre, dal quale vengono chirurgicamente estromessi i mesi di luglio e agosto per evitare di finanziare le assunzioni ordinarie garantite dal picco dell'alta stagione. Le casse pubbliche garantiranno un rimborso fino a ottocento euro al mese per le assunzioni a tempo determinato. Per gli imprenditori disposti ad accollarsi assunzioni a tempo indeterminato, o a trasformare i rapporti a termine in contratti stabili, il premio sale a tredicimila euro all'anno, garantiti per due anni consecutivi. Il salvagente economico coprirà indistintamente i lavoratori a tempo pieno e i dipendenti con contratti a orario ridotto, a condizione che quest'ultimi coprano almeno la metà dell'orario ordinario.

A fare da architrave al provvedimento è il tentativo di smantellare le lungaggini burocratiche che storicamente frenano l'accesso al denaro pubblico. La logica procedurale imposta dagli uffici regionali si riduce a un asse lineare: alla firma del contratto di lavoro segue immediatamente la presentazione della domanda e il successivo accesso al contributo. “Il nostro obiettivo è chiaro: vogliamo trasformare l’incertezza in futuro. Con questo intervento, non ci limitiamo a incentivare nuove assunzioni e stabilizzazioni, ma mettiamo al centro le persone, con un’attenzione incrollabile verso chi oggi vive condizioni di fragilità occupazionale. Rispetto al passato, inoltre, abbiamo abbattuto gli ostacoli amministrativi con un unico scopo: far correre gli aiuti alla stessa velocità delle imprese. Il nuovo impianto parla la lingua dell'efficienza: il contratto si stipula, si presenta la domanda e si accede al contributo. Una procedura snella, immediata, che premia il coraggio di assumere. Siamo al fianco di chi crea lavoro, con i fatti", ha dichiarato Manca. L'impianto della misura si esaurisce nell'intento di consolidare il mercato del lavoro isolano, tracciato nelle parole conclusive dell'assessora: “Con il varo di SO.LA.RE. 2026, la Sardegna non si limita a erogare risorse, ma definisce un nuovo modello di intervento pubblico che risponde con i fatti alle esigenze del comparto turistico, trasformando una misura stagionale in un’opportunità concreta di stabilità per migliaia di lavoratori e per l'intero sistema produttivo sardo”.

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