Il mal di vivere svuota le aule e rinchiude i ragazzi sardi in camera: i Cinquestelle depositano una legge contro i ritirati sociali

I dati clinici dell'Isola certificano la moltiplicazione delle depressioni giovanili e il record di dispersione scolastica. Il capogruppo Michele Ciusa presenta un testo di undici articoli per creare una rete di salvaguardia tra ospedali, scuole e municipi

Il Movimento 5 Stelle ha depositato negli uffici del Consiglio regionale una proposta di legge mirata ad arginare la spirale di fragilità psicologica e di isolamento che sta investendo le nuove generazioni sarde. Il testo normativo, articolato in undici punti, porta la firma del capogruppo del movimento politico, Michele Ciusa, e punta a contrastare l'abbandono scolastico e il fenomeno del ritiro sociale volontario. Si tratta di una condizione clinica e comportamentale, originariamente classificata in Giappone con il termine "hikikomori", che spinge i ragazzi a rinchiudersi all'interno delle proprie stanze recidendo progressivamente ogni legame con la vita esterna e la collettività.

A certificare l'urgenza dell'intervento legislativo sono i numeri diramati dalle strutture sanitarie. “Negli ultimi anni la Sardegna ha registrato un progressivo peggioramento degli indicatori legati al benessere delle nuove generazioni. Un fenomeno che non riguarda soltanto la scuola o il lavoro, ma che coinvolge in modo trasversale la salute mentale, la qualità delle relazioni sociali e il rapporto con la famiglia”, si legge nella premessa del capogruppo Ciusa. Le cifre fornite nel 2025 dai medici dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari evidenziano come i pazienti minorenni presi in carico dai reparti di neuropsichiatria infantile per curare sintomi depressivi siano quasi triplicati nel giro di un breve arco temporale.

L'emergenza ospedaliera marcia di pari passo con l'impoverimento educativo. “Inoltre – osserva il capogruppo Ciusa - nell’isola si registra uno dei più alti tassi di dispersione scolastica in Italia: secondo i dati del Ministero dell’Istruzione relativi al 2025, la Sardegna si attesta al 13,6%, ben oltre la media nazionale dell’8,2%”. A questa platea di giovanissimi che abbandonano i banchi prima di conseguire il diploma si somma l'esercito in costante espansione dei cosiddetti NEET, l'acronimo inglese comunemente utilizzato per indicare quella fascia di popolazione che non studia, non lavora e non frequenta alcun corso di formazione professionale.

La proposta di legge intitolata "Norme regionali per la prevenzione e il contrasto del fenomeno Hikikomori e del disagio giovanile" tenta di superare la frammentazione degli interventi statali. L'obiettivo del documento è quello di istituire una solida impalcatura burocratica di supporto sul territorio: “Per tali ragioni – spiega - abbiamo ritenuto necessario un intervento normativo organico capace di costruire una rete regionale integrata tra istituzioni scolastiche, servizi sanitari, servizi sociali, enti locali, centri per l’impiego, enti del Terzo settore e associazioni familiari”. L'assunto alla base della manovra è che la spesa pubblica per intercettare i segnali di allarme costituisca un argine contro il degrado futuro. “Investire oggi nella prevenzione del disagio giovanile – conclude il capogruppo – significa non soltanto tutelare il benessere delle nuove generazioni, ma anche contrastare processi di marginalizzazione sociale destinati ad avere effetti profondi e duraturi sul futuro della Sardegna”.

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