Il segretario regionale Silvio Lai deposita un'interrogazione al Ministero della Salute. Sotto accusa la paralisi delle esportazioni di bestiame malgrado la direttiva europea sulle zone di rispetto e una copertura vaccinale del novantotto per cento.
Il blocco totale delle esportazioni di bestiame rischia di piegare l'economia agropastorale sarda. Il divieto di far uscire i bovini dai confini isolani, imposto dalle autorità sanitarie dopo la scoperta di un focolaio di dermatite nodulare bovina nel territorio del Sarrabus, finisce sui tavoli della Camera dei Deputati. Il segretario regionale del Partito Democratico, Silvio Lai, ha depositato un'interrogazione formale al Ministro della Salute, un atto ispettivo con cui i parlamentari chiedono spiegazioni dirette all'esecutivo sulle basi tecniche che hanno portato alla chiusura dei porti.
Il documento, sottoscritto anche dai deputati democratici Ilenia Malavasi, Antonella Forattini, Gianni Girelli, Nadia Romeo, Andrea Rossi, Stefano Vaccari e Stefania Marino, contesta radicalmente la decisione ministeriale. L'accusa mossa al Governo è quella di aver adottato una strategia sproporzionata, priva di un solido fondamento scientifico e portatrice di pesanti ricadute per il comparto agricolo. «Dalla stessa comunicazione del Ministero – denunciano i parlamentari – emerge che il focolaio è localizzato e che le misure standard previste dalla normativa europea si basano su zone di protezione di 20 chilometri e di sorveglianza di 50 chilometri. Nonostante questo, si è scelto di bloccare l’intera Sardegna, senza una chiara motivazione tecnico-scientifica».
La malattia al centro dell'emergenza, nota in ambito clinico internazionale come Lumpy Skin Disease, è un'infezione virale che colpisce i bovini causando noduli cutanei e repentini cali di produzione, ma non è in alcun modo trasmissibile all'uomo. A fronte di un rischio veterinario confinato nel sud-est dell'Isola, la restrizione indiscriminata paralizza l'intera filiera commerciale. «È una decisione che rischia di trasformare un problema sanitario circoscritto in una crisi economica regionale – attaccano gli esponenti del centrosinistra – colpendo in particolare il Nord Sardegna e la Gallura, aree fortemente orientate all’esportazione dei capi verso i centri di ingrasso della penisola». Nelle campagne settentrionali, infatti, il ciclo economico si basa in larga parte sulla vendita dei vitelli, che vengono trasferiti e fatti crescere negli stabilimenti della terraferma prima della macellazione.
A rendere ancora più anomala la serrata generale, secondo i firmatari dell'atto parlamentare, sono i dati ufficiali sulla profilassi. La campagna di immunizzazione contro la dermatite nodulare in Sardegna ha infatti raggiunto una copertura superiore al novantotto per cento, un dato statistico che abbatte drasticamente il rischio di diffusione del virus su larga scala. Un margine di sicurezza che, secondo i deputati, avrebbe dovuto orientare i tecnici ministeriali verso restrizioni chirurgiche anziché decretare l'isolamento totale dell'Isola. L'offensiva dell'opposizione si chiude con una richiesta perentoria ai palazzi romani: «Chiediamo al Governo di chiarire le basi scientifiche della decisione, di verificare la coerenza con il principio di proporzionalità previsto dalle norme europee e soprattutto di prevedere una rapida revisione del provvedimento, consentendo la ripresa delle movimentazioni dalle aree indenni, nel rispetto delle necessarie condizioni di sicurezza sanitaria».