Si fa presto a dire "ambiente", parola ormai logora che nei convegni cittadini serve a lavarsi la coscienza e nei programmi politici a riempire i vuoti. Ma per capire che cosa significhi davvero stare al mondo, bisognerebbe ogni tanto abbandonare l’asfalto e risalire il corso del Rio Posada, fin dove la macchia mediterranea si fa fitta e il silenzio non è assenza di rumore, ma presenza di vita. Parliamo del Parco Naturale Regionale di Tepilora, un fazzoletto di Sardegna che si estende tra Posada, Torpè, Lodé e Bitti, e che non è solo un’oasi protetta, ma un pezzo di quella Riserva della Biosfera MaB UNESCO — il programma "L'uomo e la biosfera" che premia l'equilibrio tra insediamenti umani e natura — che tutto il mondo ci invidia e che noi, spesso, ignoriamo.
Proprio qui, il 29 e 30 maggio prossimi, andrà in scena "Vivere il Parco". Non chiamatelo semplicemente "evento sportivo": sarebbe riduttivo. Si tratta di un’iniziativa promossa dalla UISP Sardegna (l’Unione Italiana Sport Per tutti, l'associazione che da decenni predica il movimento come diritto di cittadinanza) in collaborazione con i Camperisti Torres e diverse associazioni sportive dilettantistiche (le famose ASD, spina dorsale dell'associazionismo locale).
L’idea è di una semplicità disarmante, e per questo rivoluzionaria: smettere di guardare la natura come fosse una cartolina e iniziare a "viverla" con i piedi, con i polmoni e con la testa. Il programma è diviso in due tempi, come una partita giocata bene. Venerdì 29 maggio sarà il turno delle scuole. È la semina più importante: portare studentesse e studenti fuori dalle aule per trasformare i sentieri in banchi di scuola. Non si impara il rispetto degli ecosistemi sui libri, lo si impara sentendo il profumo del cisto e osservando come un fiume modella la roccia.
Sabato 30 maggio, invece, la scena sarà di tutti: famiglie, appassionati della domenica e camminatori incalliti. Ci saranno percorsi di trekking calibrati per ogni gamba e un itinerario in mountain bike per chi ha fiato e voglia di misurarsi con le pendenze del Montalbo. Ma attenzione: la parola d'ordine è "non competitiva". In un’epoca che ci vuole sempre primi in qualcosa, l'invito qui è quello di arrivare ultimi, o meglio, di non arrivare affatto, godendosi il viaggio.
L'obiettivo dichiarato dagli organizzatori è quello di promuovere una "fruizione consapevole". Tradotto per il lettore: imparare a frequentare i boschi senza lasciarvi la maleducazione dei propri rifiuti o la prepotenza del proprio passaggio. Le attività saranno guidate da personale qualificato, perché la biodiversità — termine che usiamo spesso per indicare la varietà delle specie viventi — è un bene fragile che va maneggiato con cura.
In definitiva, "Vivere il Parco" è una scommessa sulla qualità del tempo. In quel triangolo di terra che unisce la costa della Gallura alle montagne della Barbagia, lo sport diventa il pretesto per ricostruire un legame col territorio che la fretta quotidiana ha sfilacciato. Se il turismo sostenibile deve avere un futuro in Sardegna, questo futuro passa per iniziative che sanno unire la rete delle comunità locali con il respiro di una foresta. A fine maggio, a Tepilora, ci sarà l'occasione per dimostrare che non siamo solo turisti di passaggio, ma inquilini responsabili di un patrimonio che merita molto più di un frettoloso sguardo dal finestrino.