Il 31 marzo 2026 era cerchiato in rosso sui calendari di centinaia di imprenditori agricoli sardi. Quella data segnava l'apertura del bando "SRD01", una misura regionale dotata di una cassa da 75 milioni di euro vitale per finanziare la competitività delle aziende. Eppure, quella che doveva essere un'iniezione di liquidità si è trasformata in un cortocircuito informatico e burocratico.
A denunciare l'accaduto, portando il caso all'attenzione pubblica e politica, è il gruppo consiliare regionale di Forza Italia. L'opposizione punta il dito su una "gestione gravemente inadeguata, caratterizzata da incertezze procedurali, malfunzionamenti tecnici e, soprattutto, evidenti disparità di trattamento tra gli operatori".
L'illusione della graduatoria e l'insidia dello "sportello"
L'architettura dei bandi pubblici si regge su regole precise d'accesso, che devono garantire equità. Nel diritto amministrativo esistono principalmente due vie per assegnare i fondi: la graduatoria (dove i soldi vengono dati a chi ha il progetto migliore, in base a un punteggio) e lo sportello (dove i fondi vengono erogati in ordine cronologico di arrivo della domanda, fino a esaurimento scorte, il cosiddetto "click day").
Il bando SRD01 nasce formalmente come una procedura a graduatoria. Tuttavia, Forza Italia svela un'ambiguità strutturale del meccanismo di selezione, definito «nei fatti condizionato dall’ordine cronologico di presentazione, elemento che trasforma la procedura in un sistema di fatto “a sportello”, penalizzando chi non riesce a trasmettere tempestivamente la domanda». Questa stortura ha innescato il caos logistico iniziale: mancando un orario di apertura ufficiale, l'assenza di regole chiare ha finito per generare «una corsa disordinata all’invio delle domande già allo scoccare della mezzanotte».
Il crollo del SIAN e la frattura tra tecnici
Il cuore del collasso si è registrato sul fronte tecnologico. Per inviare le pratiche, i tecnici devono accedere al SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale), l'infrastruttura telematica del Ministero dell'Agricoltura che gestisce l'intero comparto. Dalle ore 00:00 fino alle 15:00 del 31 marzo, il portale è andato in blocco totale.
Ma il vero nodo politico ed etico si è palesato al momento del ripristino dei server. I consiglieri azzurri denunciano una palese asimmetria nell'accesso ai fondi pubblici: «L’accesso è stato consentito esclusivamente ai Centri di Assistenza Agricola (CAA), mentre i liberi professionisti sono rimasti esclusi, e in molti casi lo sono ancora».
Per comprendere la gravità di questa accusa, bisogna tradurre le sigle. I CAA sono strutture emanate dalle grandi associazioni sindacali agricole (come Coldiretti, Cia, Confagricoltura). I liberi professionisti sono invece agronomi, periti agrari o agrotecnici indipendenti, a cui molte aziende affidano le proprie sorti. Aver permesso l'accesso ai primi, tenendo fuori i secondi, configura secondo il gruppo consiliare «una grave violazione del principio di parità di trattamento che ha inciso direttamente sulle possibilità di accesso ai finanziamenti da parte delle aziende agricole».
L'appello alla Giunta: il ricorso all'"autotutela"
Di fronte a ritardi nella lavorazione dei mandati e a regole chiarite solo a ridosso dell'apertura, Forza Italia rivolge un appello diretto all'esecutivo regionale. Il comunicato mostra un'apertura di credito verso il neo-Assessore all'Agricoltura Francesco Agus, riconoscendo che, «insediatosi a partita già avviata, potrebbe non essere stato pienamente edotto delle criticità strutturali del bando».
Per sbrogliare la matassa, l'opposizione chiede di percorrere la via dell'autotutela. Nel diritto amministrativo (dal latino auto, sé stesso, e tutela, difesa), l'autotutela è il potere che ha la Pubblica Amministrazione di annullare o revocare un proprio atto quando si accorge che è illegittimo o inopportuno, senza bisogno di aspettare la sentenza di un tribunale.
I consiglieri chiedono dunque «un intervento in autotutela, con il ritiro del bando SRD01 e la sua successiva riproposizione, ma solo dopo aver recepito e risolto tutte le criticità segnalate dagli Ordini professionali e dagli operatori del settore».
La vicenda ci impone una riflessione pragmatica sulla digitalizzazione dello Stato. Quando l'informatica, nata per snellire la burocrazia e garantire trasparenza, si trasforma in un labirinto tecnico che privilegia alcuni operatori a discapito di altri, non rischiamo di tradire il senso stesso del finanziamento pubblico? I 75 milioni di euro destinati all'agricoltura sarda devono premiare la qualità dei progetti o la fortuna di avere il portale sbloccato al momento giusto?