L'orologio nel buio e la rete invisibile: anatomia di un soccorso al largo di Porto Torres

Immagina una città galleggiante, isolata nell'oscurità del Mar Mediterraneo. È la sera di giovedì 2 aprile, e la nave da crociera "Costa Pacifica" sta scivolando lungo la rotta che separa Valencia da Civitavecchia. A bordo ci sono le luci, la spensieratezza della vacanza, il ritmo lento del mare. Poi, il tempo si ferma: il cuore di un passeggero spagnolo di settantatré anni cede. Un infarto. In quel preciso istante, la nave smette di essere un luogo di svago e si trasforma in un teatro di emergenza dove ogni minuto ha il peso specifico dell'eternità.

È qui che entra in funzione un'architettura complessa, silenziosa e vitale, che la maggior parte di noi ignora finché non ne ha disperatamente bisogno. Alle 20:33 scatta l'allarme. Il personale medico di bordo riesce a prestare le prime cure e a stabilizzare l'uomo, ma non basta. Per sopravvivere, serve la terraferma. Serve un ospedale.

Il C.I.R.M. e la regia invisibile A decidere le sorti del passeggero, a chilometri dalla costa, non è solo l'infermeria della nave, ma un ente la cui sigla va rigorosamente sciolta per comprenderne la funzione: il C.I.R.M., ovvero il Centro Internazionale Radio Medico. Cos'è esattamente? Si tratta di una fondazione, un vero e proprio "ospedale senza corsie" con sede a Roma, che fornisce assistenza medica gratuita via radio a tutte le navi in navigazione nei mari del mondo. È questo presidio a distanza a valutare clinicamente la situazione e a decretare l'assoluta necessità di un'evacuazione medica immediata.

La macchina del soccorso e il mare La catena di comando passa istantaneamente alla sala operativa della Capitaneria di Porto di Porto Torres. L'autorità marittima ordina al colosso dei mari di deviare la rotta e puntare verso lo scalo turritano (l'aggettivo ci riporta a Turris Libisonis, l'antico nome romano della città, a ricordarci che lì, da millenni, c'è un approdo sicuro).

Tuttavia, il mare detta sempre le sue leggi. Far attraccare in banchina una nave da crociera richiede tempi di manovra lunghi, incompatibili con il muscolo cardiaco di un uomo in pericolo. Si opta, quindi, per un'operazione in mare aperto. La Guardia Costiera salpa per andare incontro alla Costa Pacifica, individuando un'area con un moto ondoso più clemente a un paio di miglia dall'imboccatura del porto, per effettuare il trasbordo. Etimologicamente, trasbordare significa passare "al di là" (trans) del "bordo" di un'imbarcazione per raggiungerne un'altra. È un'operazione di chirurgia nautica, difficilissima e rischiosa, soprattutto di notte.

Le mani del porto: gli ormeggiatori In questa danza di soccorso, i militari non sono soli. Il comunicato sottolinea il "prezioso contributo" del Gruppo Ormeggiatori e Barcaioli di Porto Torres. Spesso confiniamo mentalmente queste figure a un ruolo statico, immaginandoli solo a legare le bitte sulle banchine. Al contrario, essi sono una corporazione storica ed essenziale, le vere mani operative del porto che si spingono fin dove l'emergenza lo richiede. Sotto il coordinamento della Guardia Costiera, mettono a disposizione un proprio mezzo, la motobarca "Tigre", per eseguire materialmente e in sicurezza il delicato passaggio del malato dalla pancia del gigante d'acciaio ai mezzi di salvataggio.

L'uomo tocca infine terra, consegnato nelle mani del personale del 118 che lo attende per la corsa a sirene spiegate verso l'ospedale di Sassari. Nel buio del golfo, la Costa Pacifica riceve l'autorizzazione a riprendere la sua rotta verso Civitavecchia.

La cronaca di questa notte ci lascia un interrogativo su cui riflettere. Quando viaggiamo, diamo per scontata la nostra sicurezza, cullati dall'illusione che la tecnica e i radar ci proteggano da tutto. Ma non è forse vero che la salvezza, nei momenti di estrema fragilità, risiede ancora in questo patto invisibile tra esseri umani? Una rete silenziosa di istituzioni, medici lontani e marinai locali, pronti a gettarsi nel buio pur di non lasciare nessuno da solo in mezzo al mare.

Cronaca

Il cappellino, le scarpe e l'estorsione: anatomia di una "baby gang" a Sassari
C’è un ossimoro linguistico, un cortocircuito di senso che la cronaca contemporanea ci ha costretto ad assimilare: "baby gang". Da una parte l'innocenza presunta dell'infanzia, dall'altra l'organizzazione criminale della banda. A Sassari, questo ossimoro ha assunto i contorni fisici di un'ordinanza di custodia cautelare, es...

Il fantasma delle Chiudende: la nuova battaglia sulle terre collettive in Sardegna
C'è un filo rosso, robusto e spesso insanguinato, che lega la storia della Sardegna dal 1820 ai giorni nostri. È il filo spinato dei recinti. Quando il re Vittorio Emanuele I promulgò l'Editto delle Chiudende, autorizzò di fatto la recinzione delle terre, cancellando con un colpo di penna secoli di consuetudini comunitarie ...