Il cielo teso sopra Elmas: i lavoratori dell'aeroporto chiamano il Prefetto. Oltre la fusione, l'ombra dello sciopero

Il dibattito sul futuro dei cieli sardi sembra essersi incagliato su una faglia puramente teorica e societaria. Da mesi, la politica e l'opinione pubblica si dividono sulla possibile fusione dei tre scali isolani (Cagliari, Olbia e Alghero) in un unico polo manageriale, accapigliandosi sull'eterno scontro tra il modello di controllo pubblico e le mire dei capitali privati. Eppure, mentre nei palazzi si discute di architetture finanziarie, sulle piste e ai terminal dell'aeroporto "Mario Mameli" di Cagliari-Elmas la tensione materiale è arrivata al punto di rottura.

A suonare l'allarme non sono gli azionisti, ma le sigle sindacali del comparto trasporti: la FILT CGIL (Federazione Italiana Lavoratori Trasporti), la FIT CISL (Federazione Italiana Trasporti) e la UILT UIL (Unione Italiana Lavoratori Trasporti). In una nota congiunta diramata oggi, i rispettivi segretari generali Arnaldo Boeddu, Claudia Camedda ed Elisabetta Manca squarciano il velo mediatico: «Nella bufera mediatica che sta travolgendo il sistema aeroportuale della Sardegna, tra posizioni favorevoli e contrarie alla fusione dei tre scali dell’Isola, si inserisce con forza il tema del futuro dell’aeroporto di Cagliari Elmas. Un dibattito acceso, segnato anche da divisioni ideologiche tra modelli di controllo pubblico e privato, che rischia di lasciare in secondo piano una questione centrale: le condizioni e le prospettive dei lavoratori».

La grammatica del conflitto: cos'è la "procedura di raffreddamento" La gravità della situazione non risiede solo nelle dichiarazioni, ma negli atti formali. Tre giorni fa, i sindacati hanno richiesto l'intervento del Prefetto per attivare la "seconda fase delle procedure di raffreddamento". Per comprendere la portata di questa mossa, occorre guardare al diritto del lavoro italiano. Il trasporto aereo è classificato dalla legge (la n. 146 del 1990) come un servizio pubblico essenziale. In questi settori sensibili, i lavoratori non possono incrociare le braccia in modo improvviso, poiché lederebbero il diritto costituzionale alla mobilità dei cittadini. Prima di arrivare alla dichiarazione di sciopero, il legislatore impone un percorso obbligatorio di conciliazione, detto appunto "di raffreddamento", per tentare di abbassare le temperature del conflitto e trovare un accordo.

La prima fase si svolge in sede aziendale; se questa fallisce, come sembra essere accaduto a Elmas, si passa alla seconda fase davanti al Prefetto. Il Prefetto, essendo il rappresentante del Governo centrale sul territorio provinciale, assume il ruolo di mediatore estremo e istituzionale. Se anche questo tavolo dovesse saltare, la via dello sciopero diventerebbe legalmente percorribile. Ed è esattamente su questo crinale sottile che si trova oggi la principale porta di accesso del sud Sardegna.

Cinque milioni di passeggeri e il peso del lavoro Il nocciolo della vertenza è squisitamente economico, ma affonda le sue ragioni nella fatica fisica e organizzativa. Claudia Camedda (Fit Cisl) inquadra il problema richiamando l'attenzione «sulla necessità di riconoscere il valore del lavoro svolto quotidianamente all’interno dello scalo. A fronte di volumi di traffico che hanno già superato i 5 milioni di passeggeri annui e che, con ogni probabilità, sono destinati a crescere ulteriormente, chiediamo un adeguato riconoscimento economico per lo sforzo sostenuto da tutto il personale». Il paradosso sollevato dai sindacati è evidente: l'infrastruttura macina record storici di presenze, genera ricchezza e muove l'economia turistica regionale. Tuttavia, la percezione di chi vi opera è che questi dividendi non vengano redistribuiti a coloro che, materialmente, garantiscono che quei cinque milioni di esseri umani atterrino, ritirino i bagagli e decollino in sicurezza ogni giorno.

Il muro aziendale e l'ultimatum prima dell'estate L'atteggiamento dei vertici aziendali della società di gestione dell'aeroporto viene descritto dalle parti sociali come un muro invalicabile. Arnaldo Boeddu (Filt Cgil) declina questo stallo con parole che suonano come un inequivocabile avviso ai naviganti in vista della stagione estiva: «Lavoratori e organizzazioni sindacali stiano agendo con senso di responsabilità per evitare uno scontro che penalizzerebbe innanzitutto i passeggeri preannunciando che, qualora non si dovesse trovare un accordo in sede prefettizia saremo obbligati ad intraprendere una stagione di scontro. Per queste ragioni, le organizzazioni sindacali auspicano che il confronto in Prefettura possa portare a un cambio di atteggiamento da parte dei vertici aziendali, finora caratterizzato da una chiusura totale».

Le dichiarazioni finali spettano a Elisabetta Manca (Uiltrasporti), che allarga la lente dalla mera disputa salariale alla visione industriale dell'intero comparto: «La crescita del traffico aereo, trainata anche dal traffico internazionale, rappresenta senza dubbio una grande opportunità per l’economia della Sardegna. Tuttavia, tale sviluppo deve essere accompagnato da una visione strategica chiara e condivisa, capace di mettere al centro le lavoratrici e i lavoratori, garantire elevati standard di sicurezza e assicurare la qualità dei servizi offerti».

La domanda ineludibile Il quadro che emerge da questa vertenza impone una riflessione profonda sulle fondamenta del nostro sviluppo infrastrutturale. Mentre la politica si accapiglia animatamente su chi debba detenere le quote di controllo dei nostri aeroporti – se la mano pubblica o il fondo d'investimento privato – chi si sta occupando di garantire che il motore umano di queste immense macchine logistiche non si fermi?

Può esistere un "sistema aeroportuale sardo" d'eccellenza, capace di vendere l'immagine dell'Isola nel mondo, se si basa sulla frustrazione economica di chi ne gestisce la complessa operatività quotidiana? Il tavolo in Prefettura dei prossimi giorni deciderà non solo le sorti di una contrattazione sindacale, ma l'intero clima sociale del trasporto sardo alla vigilia dei mesi più caldi dell'anno.

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