Poltrone Asl, la maggioranza si spacca. Urpi: «Telenovela infinita, sardi senza cure»

Cagliari – La politica litiga sulle nomine. I malati aspettano in corsia. Il Partito Democratico abbandona la seduta della Giunta regionale al momento di scegliere i direttori generali delle Asl di Cagliari e Olbia. La compagine di governo si incrina. Il consigliere regionale Alberto Urpi prende la mira e spara a zero contro la gestione dell'Isola.

La paralisi dei vertici Il nodo sono le poltrone della sanità. La frattura interna blocca l'amministrazione. Urpi non usa mezzi termini per descrivere lo stallo. «La spaccatura nella maggioranza non è più soltanto una dinamica interna: è diventata un danno concreto per i sardi. Dopo due anni e mezzo di legislatura, ciò che emerge non sono riforme o risultati, ma tensioni continue e scontri SOLO sulle nomine. E mentre si litiga, la Sardegna resta ferma.»

La realtà fuori dai palazzi Mentre le segreterie dei partiti trattano sui nomi, gli ospedali affogano. Il consigliere traccia la linea di confine tra i corridoi della Regione e le sale d'attesa dei presidi medici. «Il quadro che si presenta ai cittadini è sconfortante. In Sardegna, parlare di sanità significa ormai parlare quasi esclusivamente di nomine, ricorsi, sentenze, e contrapposizioni politiche. Ma fuori dai palazzi la realtà è ben diversa: pazienti che attendono mesi per una visita, pronto soccorso sotto pressione, territori che chiedono servizi e certezze. È su questo che dovremmo concentrare ogni energia.»

Il fallimento del metodo L'accusa si sposta poi sulla tenuta istituzionale. La presidente Alessandra Todde e la sua squadra finiscono sul banco degli imputati per mancanza di rotta. «Quando i protagonisti della legislatura diventano i direttori generali e non le riforme, significa che la politica ha perso centralità. Non è una questione personale, ma di metodo e di visione. Il compito della Giunta non è gestire equilibri interni, ma governare i problemi e dare risposte.»

L'ultimatum sui malati I cittadini chiedono medici, non dirigenti. La richiesta finale è un taglio netto con le lotte correntizie. «Qualcuno deve dirlo con chiarezza: ai sardi non interessa il nome del direttore generale di turno. Interessa avere una sanità che funzioni, tempi certi per le prestazioni, servizi efficienti in ogni territorio. Interessa il diritto alla salute, non la cronaca delle nomine.» E conclude: «Basta con una stagione fatta di polemiche e paralisi. È il momento di cambiare passo, di riportare al centro le priorità reali della Sardegna. La presidente Todde e la Giunta assumano fino in fondo la responsabilità di governare. La pazienza dei cittadini non è infinita, e le telenovele stancano».

Politica