"Harry" passa, i danni restano. Lai (PD) incalza il Governo: "Stato di emergenza subito, servono milioni"


Il deputato dem scrive a Palazzo Chigi: "Strumenti ordinari inutili, la Sardegna non può pagare da sola". Evacuazioni, strade rotte e mareggiate: la conta dei danni è già a otto zeri.

CAGLIARI – Il ciclone ha un nome quasi simpatico, "Harry", ma ha lasciato una scia che di simpatico non ha nulla. Mentre la Sardegna (insieme a Sicilia e Calabria) si lecca le ferite tra fango e vento, la politica batte un colpo per evitare che, passata la tempesta, resti solo la beffa dei conti da pagare. A suonare la carica verso Roma è Silvio Lai. Il deputato e segretario regionale del PD non usa mezzi termini: di fronte a un disastro simile, la gestione ordinaria è un pannicello caldo. Serve l'artiglieria pesante dello Stato.

La richiesta formale Lai ha le idee chiare su cosa chiedere a Palazzo Chigi: «Le notizie e i sopralluoghi dei sindaci confermano una situazione che non può essere affrontata con i soli strumenti ordinari: evacuazioni precauzionali, esondazioni, strade interrotte, mareggiate eccezionali e danni diffusi lungo i versanti più esposti dell’isola. Per questo chiedo al Governo di attivare immediatamente la procedura per la deliberazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale e lo stanziamento delle prime risorse per gli interventi urgenti». Non è una richiesta di rito, ma una necessità operativa. I Comuni hanno fatto miracoli, ma le casse municipali non possono reggere l'urto della ricostruzione.

L'elogio ai sindaci e i numeri del disastro Il parlamentare dem riconosce il valore di chi sta in trincea con gli stivali nel fango. «La protezione civile in Sardegna, con i sindaci delle aree coinvolte, ha gestito in maniera esemplare l’emergenza che non è ancora conclusa». Ma la buona volontà non basta quando la cronaca snocciola bollettini di guerra: «In queste ore si registrano centinaia di evacuati in diversi comuni e una pressione straordinaria sui sistemi di soccorso e protezione civile. La cronaca parla di oltre 150 interventi dei vigili del fuoco in poche ore e di condizioni meteo-marine con mareggiate estreme lungo le coste esposte, con conseguenze su abitazioni, attività economiche, viabilità, opere di difesa costiera e servizi essenziali».

La road-map: quattro priorità Lai non si limita a chiedere soldi a pioggia, ma detta l'agenda alla Protezione Civile nazionale. Chiede di avviare l'istruttoria «senza ritardi» e stila una lista di quattro priorità inderogabili:

  1. Ricognizione immediata dei danni pubblici e privati con i tecnici di Roma.

  2. Ripristino urgente di ponti, strade, reti idriche e pompe idrauliche saltate.

  3. Sostegno economico per le famiglie evacuate e per le imprese (turismo, agricoltura e commercio) messe in ginocchio.

  4. Stop alle tasse, con sospensioni o agevolazioni per le aree colpite.

Il precedente e la stima dei costi Per convincere il Governo, Lai tira fuori i precedenti giuridici: «Non parliamo di un’iniziativa nuova: la dichiarazione dello stato di emergenza per eventi meteorologici eccezionali in Sardegna ha precedenti chiari e consolidati. Nel 2013, dopo gli eventi alluvionali, il Consiglio dei ministri deliberò lo stato di emergenza per la Regione Autonoma della Sardegna». E quanto costerà tutto questo? Lai evita la lotteria dei numeri, ma è realista: «Siamo ancora nella fase dell’emergenza e non è serio “sparare cifre” senza una perizia. Ma... è realistico attendersi un impatto nell’ordine di decine di milioni di euro, con il rischio di crescere se i ripristini infrastrutturali risultassero estesi».

L'atto finale La palla ora passa al Parlamento, dove Lai depositerà un'interrogazione urgente. L'obiettivo è inchiodare l'esecutivo a tempi certi: «La Sardegna, come la Sicilia e la Calabria, non può essere lasciata sola: serve una risposta nazionale rapida, concreta, verificabile». Perché l'acqua si asciuga, ma i debiti no.

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