Progressioni di carriera negate a 782 dipendenti regionali. FdI: "Incapacità della Giunta"

I fondi non bastano per tutti i lavoratori che hanno maturato i requisiti per lo scatto. Cristina Usai presenta un'interrogazione urgente: "Si trovino subito le risorse, è un messaggio devastante".

di Pasqualino Trubia

Cagliari – Lavorare bene, maturare i requisiti per un avanzamento di carriera, superare le selezioni e poi sentirsi dire che non ci sono i soldi per pagare lo scatto. È questa la doccia fredda che ha colpito quasi ottocento dipendenti del "sistema Regione" (l'apparato che comprende gli uffici regionali e gli enti collegati).

A denunciare il blocco delle cosiddette progressioni professionali è la consigliera regionale di Fratelli d'Italia, Cristina Usai, prima firmataria di un'interrogazione urgente sottoscritta da tutta l'opposizione (Truzzu, Cera, Floris, Masala, Meloni, Corrado, Mula, Piga, Rubiu, Sorgia).

La matematica della vertenza è contenuta in una determinazione ufficiale (la n. 455 del 6 marzo 2026) firmata dalla Direzione Generale del Personale. Nel pubblico impiego, le "progressioni professionali" sono gli scatti di livello (economico e giuridico) all'interno della stessa categoria lavorativa. Servono a premiare l'esperienza e le competenze maturate negli anni dai dipendenti. Non sono concorsi per cambiare mestiere, ma riconoscimenti per chi già lavora all'interno della macchina amministrativa.

I dati ufficiali fotografano un imbuto: 1.867 dipendenti regionali sono risultati idonei e aventi diritto allo scatto. Il fondo stanziato per il 2024 (pari a circa 2,4 milioni di euro) basta a coprire solo 1.085 transiti effettivi. Risultato: 782 lavoratori pur avendo tutti i requisiti in regola, restano bloccati al palo per "incapienza delle risorse" (mancanza di fondi). Nelle casse sono rimasti letteralmente 1.497 euro.

Per Cristina Usai non si tratta di un banale errore di calcolo contabile, ma di una precisa mancanza di volontà politica: «Le progressioni professionali del personale del sistema Regione sono bloccate a causa di una Giunta confusa, in ritardo e incapace di dare risposte serie a centinaia di lavoratrici e lavoratori. Tradotto: 782 persone restano escluse, non perché non abbiano i requisiti, ma perché la Regione non è stata in grado di garantire una copertura adeguata e una gestione all’altezza».

La consigliera di FdI sottolinea il paradosso tra la retorica istituzionale e la realtà degli uffici: «La Regione continua a riempirsi la bocca con parole come “valorizzazione del personale”, “merito” e “efficienza” e poi, nei fatti, umilia chi ogni giorno garantisce il funzionamento della macchina amministrativa. Qui non si tratta di concedere favori a qualcuno: qui si tratta di riconoscere diritti, percorsi professionali maturati e aspettative legittime di centinaia di dipendenti».

La protesta politica viaggia parallela a quella dei sindacati (Cisl Fp, Uil-Fpl, Fesal e Clares), che hanno già inviato note formali chiedendo uno stanziamento perequativo urgente.

L'interrogazione presentata dal centrodestra chiede alla Presidente Alessandra Todde e all'Assessora al Personale di uscire dal "silenzio tombale". Il documento pone domande precise: la Giunta intende inserire nuovi fondi già nella prima variazione di bilancio utile? E come intende evitare che si creino figli e figliastri tra i dipendenti dei vari assessorati e agenzie regionali?

«Ancora più grave è il messaggio che si manda all’interno dell’amministrazione – conclude Usai –: impegnatevi, lavorate, assumetevi responsabilità, ma poi sappiate che al momento del riconoscimento professionale potreste essere lasciati indietro non per mancanza di merito, ma per l’assenza di una scelta politica. È un messaggio devastante, che alimenta sfiducia e mortifica le professionalità interne».

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