Nuoro, la luce in fondo al tunnel (forse nel 2028). Sbloccati altri 10 milioni per la galleria di Mughina

Chiusa dal 2022, l'infrastruttura è diventata un tappo per la città. La Regione raddoppia i fondi: ora sono 20 milioni totali. Ma per la riapertura servono ancora quasi tre anni di pazienza.

NUORO – C’è voluta una delibera della Giunta regionale per provare a stappare l'ingorgo che da quattro anni soffoca l'ingresso di Nuoro. La galleria di Mughina, chiusa dal gennaio 2022 per quella che doveva essere una ristrutturazione e si è trasformata in un calvario, ha finalmente una dotazione finanziaria adeguata e, si spera, definitiva.

La notizia è che la Regione, su proposta della presidente Alessandra Todde, ha sbloccato 10 milioni di euro (risorse del Fondo di rotazione assegnate dal CIPESS). Soldi freschi che si vanno a sommare ai 10 milioni già stanziati nel 2023, portando il tesoretto totale a 20 milioni. La cifra è importante, ma la storia di questo cantiere è l'emblema della burocrazia inceppata. Nel 2023 i soldi c'erano, ma mancava il progetto esecutivo. Risultato: la galleria è rimasta sbarrata, con la volta pericolante e i nuoresi costretti a gimkane infernali, il traffico pesante deviato in città e l'accesso diretto alla circonvallazione e alla provinciale per Oliena e Dorgali negato.

Il cronoprogramma (senza illusioni) Ora l’Assessorato dei Lavori pubblici, guidato da Antonio Piu, ha concordato con il Comune un progetto di fattibilità tecnico-economico. Ma chi si aspetta di vedere gli operai domani mattina resterà deluso. I tempi della ripartenza sono scanditi con freddezza contabile:

  • 4,7 milioni serviranno per completare la progettazione, che dovrà chiudersi entro il primo semestre del 2027.

  • I restanti 5,3 milioni (della nuova tranche) saranno spesi nel 2028 per i lavori veri e propri.

La data segnata in rosso sul calendario per la fine dell'incubo è il secondo semestre del 2028. Se tutto filerà liscio, Nuoro riavrà il suo ingresso principale sei anni e mezzo dopo averlo chiuso. Un tempo biblico per un'opera essenziale, ma almeno ora c'è un piano finanziario che copre le spese.

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