Sul tavolo c’è un passaggio di gestione annunciato da mesi, ma ancora senza una cornice chiara. Il 1° gennaio l’Ospedale Marino di Alghero dovrebbe transitare dall’AOU Sassari alla ASL 1. Una transizione delicata che, secondo l’On. Francesca Masala (Fratelli d’Italia), rischia di trasformarsi in un cortocircuito amministrativo e sanitario capace di lasciare senza tutele un intero territorio.
L’esponente di FdI parla senza giri di parole, denunciando una situazione che definisce “senza programmazione, senza certezze” e appesa alla scadenza dei contratti libero-professionali. Dal 1° gennaio, sostiene Masala, al Marino rimarrebbero “solo i tre medici strutturati a tempo indeterminato”, un organico evidentemente insufficiente a reggere reparti strutturali come riabilitazione, traumatologia, ortopedia ed endocrinologia.
Una delle preoccupazioni maggiori riguarda l’anestesia. La consigliera regionale sottolinea “la non chiara garanzia del supporto degli anestesisti”, un punto che pesa come un macigno su un presidio periferico che tratta pazienti fragili, politraumatizzati e con comorbidità rilevanti. Senza un servizio anestesiologico stabile, l’operatività si ferma. E quando si ferma l’operatività, l’ospedale si spegne.
Il comunicato punta il dito contro la Regione, accusata di aver lasciato scorrere i mesi senza predisporre un piano di transizione tra AOU e ASL 1. Nessuna ricognizione del personale, nessun protocollo, nessuna soluzione ponte: Masala parla apertamente di “blackout gestionale”, una mancanza di coordinamento che potrebbe portare “alla paralisi dell’intero sistema sanitario del nord-ovest Sardegna”.
Lo scenario più critico riguarda la riabilitazione intensiva, codice 56. È l’unico centro pubblico con queste caratteristiche nel territorio e serve pazienti cronici e complessi che non hanno alternative immediate. Masala avverte che la chiusura o il rallentamento del servizio “colpirebbe duramente pazienti fragili e cronici, costretti a spostarsi nei centri convenzionati del Mater di Olbia o Santa Maria Bambina di Oristano”. Nel frattempo, il Civile di Alghero non avrebbe la forza per assorbire un flusso aggiuntivo di questo tipo.
La consigliera ricorda che tutto era noto da tempo e domanda alla Giunta regionale perché nulla sia stato predisposto: «Perché non è stato fatto nulla nonostante tutte le sollecitazioni della Politica, dei lavoratori e dei pazienti? Perché il personale è ancora senza indicazioni? Chi si assumerà la responsabilità di lasciare un territorio senza un presidio essenziale?».
Il conto alla rovescia è iniziato. Il 31 dicembre è vicino, e tra scadenze contrattuali, assenza di anestesisti dedicati e un cambio di gestione non accompagnato da atti di pianificazione, l’Ospedale Marino rischia di trovarsi nel punto morto, quello da cui è difficile ripartire senza un intervento immediato.
Masala chiude chiedendo alla Presidente della Regione e all’Assessore Bartolazzi risposte rapide. La questione, nelle sue parole, non è più politica: è sanitaria. E riguarda un territorio che, già da anni, cammina su un equilibrio fragile.