Dopo la rissa sfiorata in Consiglio, Cocco e Colledanchise se le suonano a colpi di post. La politica attacca la stampa per difendersi e sposta l'attenzione dalle regole ai cavilli. Nel frattempo, i nodi su Monte Carru e sull'Ospedale Marino restano al palo.
di Pasqualino Trubia
È una vecchia regola del teatro politico: quando lo spettacolo offerto è inverecondo, la colpa è di chi lo racconta. E così, smaltita l'adrenalina della "rissa sfiorata" tra presidente e consigliere, mercoledì pomeriggio nell'aula consiliare ad interim di Villa Maria Pia, la bagarre istituzionale si è trasferita sulle piazze virtuali dei social network.
Tutti attaccano le ricostruzioni della stampa, tutti spostano l'attenzione dal merito al cavillo. Si litiga sui minuti e sui commi del regolamento, mentre la verità – cruda e tangibile – è che il Consiglio comunale si è paralizzato, bloccando delibere vitali per i cittadini algheresi.
La difesa di Cocco: "Un diritto negato, noi studiamo le carte"
A dare fuoco alle polveri del "giorno dopo" è Alessandro Cocco. Il capogruppo di Fratelli d'Italia affida a Facebook la sua versione dei fatti, derubricando la questione ad un semplice «confronto acceso, ma politico».
Il cuore della sua difesa poggia sul vulnus democratico e sull'uso dell'articolo 65 del Regolamento:
«Mi è stato negato un diritto previsto dal regolamento. L’art. 65 dice chiaramente che se in Aula vieni chiamato in causa personalmente e ti vengono attribuite intenzioni o dichiarazioni non veritiere hai diritto a intervenire. È quello che è successo, quando un consigliere un po' inesperto mi ha accusato di presentare proposte e interrogazioni per fare ostruzionismo. Ovviamente una sciocchezza».
Cocco passa poi al contrattacco, rivendicando il sudore del lavoro d'opposizione: «In maggioranza c’è chi si lamenta perché noi facciamo troppe interrogazioni. [...] Noi studiamo gli atti, facciamo domande, portiamo temi in aula. È esattamente quello per cui siamo stati eletti. Se questo dà fastidio, il problema non è l’opposizione. C’è chi la politica la vive come una responsabilità e chi la vive come un fastidio».
Il contrattacco di Colledanchise: la dittatura della clessidra
La risposta del consigliere di maggioranza Marco Colledanchise non si fa attendere. Niente scuse, ma una secchiata di numeri per smontare la tesi del bavaglio e rimandare la palla nel campo avversario.
«Non ho mai messo in discussione il ruolo dell’opposizione – scrive Colledanchise – Ho fatto però una cosa molto semplice: ho portato dati concreti. E i dati dicono che Cocco e Pais presentano il 100% delle interrogazioni e il 72% degli ordini del giorno complessivi. Allo stesso tempo, però, sono proprio loro a lamentarsi dei "troppi punti" in Consiglio».
Il consigliere di maggioranza sposta poi il tiro sulla gestione del tempo, accusando l'opposizione di ingolfare scientemente la macchina amministrativa:
«Il regolamento è chiarissimo: le segnalazioni durano 3 minuti. L’intera fase ha un limite complessivo di un’ora e mezza. Quando interventi da 3 minuti diventano sistematicamente interventi da 10-12 minuti, non si sta semplicemente "facendo opposizione": si stanno di fatto comprimendo i lavori del Consiglio e riducendo la possibilità di discutere gli ordini del giorno».
La stoccata finale è sul galateo istituzionale: «Un consigliere dovrebbe sempre rivolgersi al Presidente con rispetto e nei modi dovuti, non a urla e con toni fuori luogo».
La nebbia e i veri sconfitti
Mentre maggioranza e opposizione si rimpallano la colpa armati di calcolatrice e cronometro, la nebbia cala chirurgicamente sui veri dossier della città. I fatti scomparsi: In questa guerra di commi, nessuno parla più della delibera sugli Usi Civici che doveva essere approvata mercoledì e che decine di famiglie aspettano per sbloccare i propri immobili. Nessuno risponde all'allarme di Christian Mulas sullo smantellamento silenzioso dell'Ospedale Marino e sulla perdita della Sala Gessi. E, soprattutto, passa in cavalleria la gigantesca anomalia contabile di Monte Carru: il Comune è davvero pronto a usare i soldi delle tasse dei cittadini per pagare le opere idrauliche non finite dal proprietario, rinunciando a incassare le fidejussioni assicurative ed esponendosi a un danno erariale?
Se la politica la smettesse di prendersela con chi tiene lo specchio, forse si accorgerebbe che il riflesso della città, oggi, è quello di una comunità ferma al palo.