Molentargius, scocca l'ora del Piano del Parco: regole certe per convivere con i fenicotteri

Presentato a Cagliari il documento che governa i 1.600 ettari di zona umida. Il perimetro viene diviso in tre macro-aree: dalla tutela integrale agli spazi per i visitatori. L'obiettivo è riattivare l'economia del sale senza ferire l'ecosistema.

I fenicotteri rosa hanno un nuovo scudo legale, e i cittadini avranno regole più chiare per vivere l'oasi. Dopo anni di attese e complessi iter burocratici, il Parco naturale regionale Molentargius-Saline ha finalmente il suo Piano del Parco. Il documento, approvato lo scorso dicembre dalla Giunta regionale, è diventato ufficialmente operativo questa mattina, presentato nella sala dei Sali Scelti a Cagliari.

La mappa divisa in tre fasce Il perimetro sotto tutela conta circa 1.600 ettari incastonati tra Cagliari, Quartu Sant'Elena, Selargius e Quartucciu. È un ecosistema delicatissimo che mescola vasche di acqua dolce e salata, essenziale per la sopravvivenza di oltre 120 specie di uccelli.

Il nuovo Piano non si limita a imporre divieti generici, ma riorganizza la geografia del parco dividendo il territorio in tre ambiti operativi distinti. Nel linguaggio urbanistico questa operazione si chiama "zonizzazione". La prima area è ad altissima protezione naturalistica: qui gli animali hanno la precedenza assoluta e l'accesso umano è limitato. La seconda è di "fruizione sociale", pensata per l'accoglienza, i turisti, lo sport e il tempo libero. La terza è un'area di "connessione", un cuscinetto territoriale dove sono ammesse attività umane ed economiche, purché non distruggano l'equilibrio della natura circostante.

L'addio al paesaggio intoccabile La filosofia del documento segna un cambio di passo rispetto all'ambientalismo radicale del passato. L'obiettivo dichiarato dalla Regione non è creare una campana di vetro inviolabile, ma far fruttare il parco.

A dettare la linea politica sono gli assessori regionali. Per Francesco Spanedda (Urbanistica), il Molentargius deve diventare un laboratorio di convivenza: «Il nostro obiettivo è valorizzare questo equilibrio dinamico, superando l’idea di un paesaggio statico e costruendo strumenti capaci di guidare lo sviluppo senza snaturare i luoghi».

Sulla stessa lunghezza d'onda Rosanna Laconi (Ambiente), che punta esplicitamente sui posti di lavoro legati all'economia verde: «Il Piano coniuga tutela della biodiversità e sviluppo, valorizza le vocazioni del territorio e crea le condizioni per nuove opportunità economiche compatibili, dalla filiera del sale al turismo ambientale, fino alla ricerca scientifica».

I prossimi passi operativi A tirare le fila per chi governa materialmente i sentieri e gli stagni è il presidente dell'Ente Parco, Stefano Secci. Nelle sue parole si legge il sollievo dell'amministratore che finalmente ha in mano un libretto d'istruzioni chiaro: «Oggi disponiamo finalmente di un quadro unitario, certo e condiviso per il governo di un sistema ricco, articolato e complesso [...]. Il Piano fa proprie e valorizza le esperienze e le attività portate avanti in questi anni, ricomponendole in un quadro unitario».

Approvata la cornice, ora la palla passa alla burocrazia di dettaglio: nei prossimi mesi l'Ente dovrà scrivere il Regolamento definitivo del Parco e il Piano di sviluppo economico per iniziare ad attrarre concretamente i fondi e gli investimenti.

Politica