L'Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Sardegna ha siglato un protocollo d'intesa con la Siplo, la Società Italiana Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni. L'accordo mira a gestire i mutamenti dei modelli organizzativi determinati dall'introduzione dell'intelligenza artificiale e dalla diffusione del lavoro ibrido, chiamando in causa i circa quattromila professionisti iscritti all'albo regionale.
Sugli obiettivi dell'intesa interviene il presidente dell'Ordine sardo, Tullio Garau: «Il Protocollo prevede una collaborazione per la promozione della psicologia del lavoro in tutti gli ambiti di applicazione della disciplina e in particolar modo nell’ambito del benessere delle organizzazioni. È previsto un evento formativo all’anno: il primo evento, che abbiamo già realizzato, con la partecipazione, fra gli altri, della presidente SIPLO Antonia Ballottin, è stato dedicato al benessere nelle organizzazioni. Gli psicologi possono dare un grande contributo per affrontare queste sfide in tutte le organizzazioni, sia in quelle più grandi, aziende, pubblica amministrazione, scuola, sanità, sia in quelle più piccole».
Il progetto rivolge specifica attenzione al tessuto economico sardo, caratterizzato da numerose imprese con meno di dieci dipendenti. Per sopperire alle limitazioni gestionali ed economiche delle singole microattività, Ordine e Siplo propongono la creazione di servizi psicologici destinati a gruppi di aziende in forma associata.
L'analisi della presidenza si sposta poi sugli effetti operativi della tecnologia: «L’organizzazione del lavoro nell’era digitale richiede il passaggio dal controllo basato sul tempo a modelli ibridi e flessibili focalizzati sui risultati, regolati da normative stringenti come le nuove tutele sulla sicurezza nello smart working introdotte con la legge 11 marzo 2026, n. 34. L'introduzione dell'intelligenza artificiale impone la trasparenza dei sistemi informatici e la costante supervisione umana per evitare discriminazioni o asimmetrie informative. Sul fronte del capitale umano, si assiste ad una veloce obsolescenza delle competenze che rende necessaria una formazione e un aggiornamento continui. Si evidenzia inoltre un forte divario tecnologico tra le grandi organizzazioni e le più piccole».
Sui rischi derivanti dall'iperconnessione e dall'assenza di separazione tra vita privata e professionale, legata allo smart working, Garau aggiunge: «Questa labilità dei confini può esporre i lavoratori a rischi psicosociali, rendendo urgente l'applicazione del diritto alla disconnessione e lo sviluppo di nuove politiche per la tutela del benessere e della salute mentale».