Il Nucleo Investigativo stringe il cerchio sui roghi dolosi: scatta l’obbligo di dimora per due indagati nel Sarcidano, dove sono stati rinvenuti ordigni artigianali a tempo. A Villasor disposto il sequestro dell'auto per l'uomo arrestato in flagranza lo scorso giugno.
CAGLIARI – L'azione di contrasto agli incendi boschivi in Sardegna si sposta dal fronte del fuoco a quello giudiziario. Nelle ultime ore, il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale ha impresso una forte accelerazione alle indagini sui roghi dolosi che hanno colpito il Sud Sardegna, eseguendo provvedimenti cautelari e tracciando il profilo operativo di chi innesca le fiamme, con un focus particolare sugli incendiari seriali.
Nel perimetro del diritto, tutte le posizioni attuali ricadono nella fase delle indagini preliminari, con la rigorosa applicazione del principio di presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza irrevocabile di condanna.
Il primo filone investigativo ha portato all'esecuzione di un'ordinanza di obbligo di dimora, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Cagliari, a carico di due cittadini residenti a Nurri. L'ipotesi di reato contestata è di incendio doloso.
I fatti specifici risalgono al 19 luglio 2024. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due indagati avrebbero accostato la propria autovettura lungo una strada nell'agro di Villamar, appiccando direttamente il fuoco alla vegetazione presente nella cunetta. Il tempestivo intervento delle squadre antincendio ha limitato la superficie percorsa dalle fiamme a circa 4.000 metri quadrati, impedendo un disastro ambientale di proporzioni maggiori.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Cagliari e condotte dal Nucleo Investigativo del Corpo Forestale, non si sono fermate al singolo episodio. L'attività è stata estesa a una serie di roghi divampati tra il 2024 e il 2025 nei territori di Nurri e Orroli. L'ipotesi investigativa allarga il cerchio a ulteriori due soggetti, anch'essi residenti a Nurri, la cui posizione è attualmente al vaglio dei magistrati. Un elemento di forte allarme sociale è emerso durante le perquisizioni domiciliari e personali, che hanno portato al sequestro di ordigni incendiari artigianali a tempo, già assemblati e pronti per essere utilizzati.
Parallelamente, si registrano sviluppi sul fronte giudiziario per l'operazione condotta lo scorso 15 giugno, conclusasi con l'arresto in flagranza di un presunto incendiario nell'agro di Villasor. Su richiesta dell'accusa, il Giudice ha disposto il sequestro finalizzato alla confisca dell'autovettura di proprietà dell'indagato, ritenuta il mezzo impiegato per raggiungere il punto dell'innesco. La difesa ha avanzato formale richiesta per definire il procedimento attraverso il rito abbreviato, con udienza fissata al prossimo 7 ottobre. Fino a quella data, l'uomo rimarrà sottoposto al regime degli arresti domiciliari.
I recenti sviluppi giudiziari evidenziano un cambio di passo nell'architettura repressiva regionale. Oltre alla gestione dell'emergenza sul campo, il Corpo Forestale dedica risorse specifiche allo studio degli "incendi seriali", eventi reiterati che condividono un preciso modus operandi, matrici di innesco e contesti ambientali simili.
Sotto la lente degli investigatori finiscono in particolare gli assi viari extraurbani, sistematicamente sfruttati dagli incendiari per la facilità di accesso e per garantirsi vie di fuga rapide dopo l'innesco. L'incrocio di questi dati territoriali, unito all'analisi comparativa degli eventi pregressi, consente oggi al Corpo Forestale di anticipare le dinamiche criminali, unendo i punti tra episodi apparentemente slegati per risalire all'identità degli autori materiali.