A Sassari la firma del protocollo tra università e istituti penitenziari per garantire il diritto all'istruzione. Un accordo nazionale che punta sull'inclusione sociale e sull'applicazione dell'articolo 27 della Costituzione.
Sassari si prepara ad ospitare un appuntamento che scavalca i confini delle aule accademiche per bussare alle porte dei luoghi di pena. Il prossimo ventinove maggio, negli uffici dell'Ente regionale per il diritto allo studio in via Coppino, verrà siglato l'accordo quadro nazionale tra la Conferenza nazionale dei poli universitari penitenziari e l'associazione che riunisce gli organismi territoriali per il diritto allo studio. Un impegno concreto per rendere effettivo quel diritto allo studio, sancito dalla carta fondamentale dello Stato, anche per chi sconta una pena detentiva. I firmatari sono da un lato la rete nazionale che coordina i corsi universitari dietro le sbarre, e dall'altro l'associazione che gestisce in tutta Italia mense, borse di studio e alloggi per gli studenti. Lo scopo è creare una sinergia che consenta al detenuto di proseguire il proprio percorso formativo, trasformando il tempo della reclusione in un'occasione di riscatto civile e di reinserimento.
Il capoluogo turritano non è stato scelto per caso. L'iniziativa affonda le radici nella solida collaborazione già esistente tra l'Università di Sassari e l'Ente regionale per il diritto allo studio. L'organismo locale, guidato da Daniele Maoddi, ha già avviato in via sperimentale un supporto strutturato che va dall'acquisto dei testi didattici all'offerta di posti letto nelle residenze universitarie per coloro che, pur essendo in regime di esecuzione penale esterna — ovvero liberi ma con obblighi giudiziari o misure alternative alla detenzione — intendono completare gli studi. Il presidente Maoddi, che è anche delegato nazionale all'inclusione per l'associazione degli enti per il diritto allo studio, non nasconde il significato etico della scelta: “E’ una precisa scelta politica: estendere il valore del diritto allo studio fino alle periferie umane ed esistenziali, con particolare attenzione in questo caso agli studenti detenuti. E’ il riconoscimento del lavoro svolto insieme al PUP UNISS di cui siamo molto orgogliosi e, soprattutto di un investimento nel futuro di uno dei più alti valori costituzionali: il diritto allo studio come strumento di libertà, crescita personale e inclusione sociale per tutte e per tutti”.
L'intesa punta a semplificare le procedure, superando la selva di ostacoli burocratici che spesso impedisce a un recluso di iscriversi a un corso di laurea o di frequentarlo regolarmente. Per Emilio Di Marzio, presidente nazionale dell'associazione degli organismi per il diritto allo studio, si tratta di una priorità morale che precede quella organizzativa: “Come ANDISU riteniamo che gli enti del diritto allo studio debbano essere pienamente protagonisti di questa sfida civile. L’intesa con la CNUPP nasce proprio per rafforzare gli strumenti di sostegno agli studenti detenuti, semplificare l’accesso ai servizi, accompagnare concretamente chi sceglie di intraprendere un percorso universitario durante l’esecuzione penale. È una scelta che ha un valore etico prima ancora che organizzativo”.
La mattinata sassarese non si limiterà alle formalità della sottoscrizione del protocollo, ma lascerà spazio alla parola diretta dei protagonisti. Saranno proprio le testimonianze di persone detenute ed ex detenute a chiudere l'incontro, condividendo con i presenti la propria esperienza su come lo studio possa effettivamente fungere da chiave per riaprire le porte della società. Il programma della giornata proseguirà poi nel pomeriggio con i tavoli tecnici organizzati presso il dipartimento di giurisprudenza dell'università cittadina, segnando un momento di confronto decisivo per l'intero sistema universitario italiano impegnato nel difficile compito di coniugare pena e rieducazione.