?C’è un momento preciso in cui Cagliari smette di essere una città e diventa un’anima sola. È quel secondo di silenzio sospeso in via Azuni, interrotto solo dal rintocco delle campane di Stampace, quando il simulacro di Sant’Efisio varca la soglia della sua chiesa. Nella giornata del 1° Maggio 2026 quel rito si è compiuto per la 370ª volta, ma con un’intensità che sembrava voler spazzare via ogni tensione, ogni crisi, ogni taglio di bilancio. La via Roma si è presentata all’appuntamento con il suo abito più bello: un tappeto di petali rossi, rosa e gialli, che ha profumato l’aria mescolandosi all'odore della salsedine e del cuoio dei finimenti. Migliaia di costumi tradizionali, arrivati da ogni angolo dell'Isola, hanno trasformato il centro in un caleidoscopio d'orgoglio: dai velluti neri di Oliena alle sete preziose di Desulo, passando per le “traccas” addobbate a festa che, come antiche cattedrali itineranti, hanno aperto la strada ai buoi massicci e pazienti. Quest'anno l’onore di rappresentare la municipalità è andato a Giovanni Porrà. In frac e cilindro, con la fascia tricolore e il Toson d’Oro al collo, l’ “Alter Nos” ha cavalcato tra la folla con una fierezza che ricordava l’importanza del patto siglato nel 1652: liberare Cagliari dalla peste. E se oggi la peste è fatta di precarietà e incertezza, il grido "Efis, Efis" che si alzava dalla folla sembrava una preghiera collettiva per un futuro migliore. Ma la gioia di questa giornata è stata ferita da una notizia che ha fatto calare il gelo sulla sfilata. Elena Siddi, 55 anni, storica devota del gruppo folk di Sarroch, è stata stroncata da un malore proprio poco prima della partenza. Una tragedia che ha scosso la delegazione del suo paese, la quale ha deciso di sfilare ugualmente, ma con la bandiera listata a lutto. Un gesto di dignità estrema che ha commosso l'intera via Roma e ha ricordato a tutti che Sant’Efisio è, prima di tutto, fede e sacrificio. Dopo l'omaggio delle sirene delle navi in porto con un fragore che ha fatto vibrare il petto, il Santo ha lasciato il Cocchio di Gala per indossare i panni più umili del pellegrino. Il simulacro si è poi diretto a Giorgino per il cambio degli abiti. Poi è iniziato il lungo cammino verso Nora, verso quel mare che vide il suo martirio. In un’edizione caratterizzata da una sicurezza rafforzata (quattro guardiani anziché due) e da qualche novità logistica che ha fatto discutere, ciò che resta è la forza di un popolo. La Sardegna di oggi non ha sfilato solo per tradizione, ha sfilato per dire che, nonostante tutto, è viva. E finché ci sarà un paio di “launeddas” a suonare e una mano tesa verso quel Cocchio, l'Isola non sarà mai veramente sola.