Sassari. Un ex allevatore di sessantott’anni. E lo Stato italiano, con la sua inesauribile, grottesca vocazione al ridicolo.
Per tredici anni, dal 2007 al 2020, questo signore avrebbe truffato l'INPS. Centoottantanovemila euro di pensione d'invalidità incassati con l'inganno. La colpa? Essere un finto cieco.
E come lo hanno scoperto i segugi della nostra gloriosa Guardia di Finanza? Con i pedinamenti. Perché vedete, in questo Paese di perenni sospettati, l'autonomia diventa una prova a carico. Usciva di casa da solo. Andava alle Poste. Rientrava. Miracolo! Un non vedente che sa dov'è la porta di casa sua. Un non vedente che osa sopravvivere senza sbattere contro i muri a beneficio dei passanti.
Ma il capolavoro, il vero, miserevole capolavoro dell'accusa, si consuma nel chiuso delle pareti domestiche. Gli perquisiscono la casa e cosa trovano? Film a luci rosse.
E allora mi chiedo, vi chiedo: da quando la cecità impedisce la lussuria? Da quando in qua lo Stato si fa oftalmologo e moralista, frugando tra la pornografia di un pensionato per misurargli il nervo ottico? Materiale incompatibile con la cecità, sentenziano con spocchia burocratica. Come se per ascoltare e godere della miseria della carne servissero dieci decimi.
Tredici anni di sospetti. Soldi pubblici spesi in appostamenti, verbali, processi. E poi?
Poi il nulla.
La macchina stritolatrice fa il suo dovere e alla fine il castello di carte crolla. L'avvocato difensore Dario Masala porta in aula la nuda, banale verità: «È stato assolto perché il fatto non sussiste».
E perché non sussiste? Ascoltate bene, perché qui c'è il testamento della nostra dabbenaggine giudiziaria: «La tesi accusatoria è stata completamente smontata in quanto si fondava su degli equivoci. Il fatto stesso che l'uomo si fermasse davanti ai cartelli non prova che gli stesse leggendo o accendersi una sigaretta e aprire una serratura».
Gli equivoci. L'uomo si ferma davanti a un cartello, dunque legge. Si accende una sigaretta, dunque ci vede. Infila una chiave in una toppa, dunque ha mentito per tredici anni. La logica indiziaria sprofondata al livello dell'asilo infantile.
E l'INPS? L'ente truffato, la presunta vittima di questo inganno diabolico? Al terzo giro di verifiche amministrative, continua imperterrito a riconoscere all'uomo il diritto alla pensione di invalidità.
Lo Stato accusa, lo Stato indaga, lo Stato smentisce se stesso. E noi restiamo qui a guardare, spettatori paganti di un teatro in cui la giustizia non è bendata. È semplicemente, irrimediabilmente cieca.