Settecentomila euro per proteggere le grotte della Sardegna: la Regione finanzia la messa in sicurezza e lo studio del mondo sotterraneo

L'assessora Rosanna Laconi firma il piano di contributi destinati ai Comuni per il 2026. Priorità ai piccoli centri, ai geositi Unesco e alla tutela della fauna che popola il buio degli abissi.

Il mondo sommerso della Sardegna, fatto di voragini, caverne e labirinti scavati millenariamente dall’acqua nel calcare, riceve un’iniezione di ossigeno finanziario per uscire dall’abbandono. L’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente ha approvato la programmazione delle risorse per il 2026, mettendo sul piatto settecentotrentamila euro destinati ai Comuni che vorranno prendersi cura del proprio patrimonio carsico e speleologico, ovvero quel complesso sistema di grotte e rocce modellate dagli agenti naturali che rappresenta un tesoro scientifico e turistico dell'Isola.

Il portafoglio regionale è diviso in due capitoli di spesa ben distinti: trecentocinquantamila euro serviranno per i trasferimenti agli enti locali, mentre i restanti trecentottantamila saranno investiti direttamente per opere di messa in sicurezza e adeguamento delle cavità. La distribuzione di questo denaro non avverrà a pioggia, ma passerà attraverso un avviso pubblico, ossia un bando di gara ufficiale curato dagli uffici della Direzione generale, che stabilirà a quali progetti dare la precedenza. L’obiettivo è trasformare luoghi spesso inaccessibili in siti fruibili, senza però intaccarne il delicato equilibrio naturale.

«Il patrimonio carsico e speleologico della Sardegna esprime un valore complesso, che intreccia dimensioni ambientali, scientifiche e culturali. La delibera va nella direzione di sostenere i Comuni nel lavoro di studio, salvaguardia e valorizzazione, favorendo una fruizione che sia compatibile con la tutela e capace di coinvolgere le comunità locali», ha sottolineato l’assessora Rosanna Laconi, spiegando come il provvedimento prosegua la strada tracciata negli ultimi due anni per approfondire la conoscenza scientifica di questi giganti di pietra.

Il regolamento per ottenere i fondi premia la concretezza e le tasche dei sindaci. Avranno infatti la priorità i municipi che garantiranno un cofinanziamento, decidendo cioè di pagare una parte delle opere con i propri bilanci, e i piccoli centri con pochi residenti, spesso custodi di tesori ipogei ma privi dei mezzi per gestirli. Una corsia preferenziale è riservata anche ai siti già riconosciuti come Monumenti naturali o geositi protetti dall’Unesco, l’agenzia delle Nazioni Unite che vigila sul patrimonio dell’umanità. I contributi potranno essere usati per ridurre i rischi di crolli, migliorare i sentieri di accesso, ma anche per proteggere la fauna cavernicola, ovvero gli animali che vivono esclusivamente nel buio, e per prevenire i furti di stalattiti o i danneggiamenti vandalici.

L'operazione punta inoltre a coinvolgere il mondo della scuola e le associazioni speleologiche attraverso i Ceas, i centri di educazione ambientale presenti sul territorio. «L'attenzione è rivolta a proposte credibili, ancorate ai contesti locali e in grado di tenere insieme protezione dei luoghi e qualità dell'esperienza. Non c'è valorizzazione senza sicurezza, sostenibilità e conoscenza: è da questo punto di equilibrio che prende forma l'intervento pubblico», ha concluso l'assessora. I progetti che risulteranno idonei ma rimarranno inizialmente esclusi per mancanza di fondi non saranno cestinati: la Regione ha già previsto che le risorse del 2027 serviranno proprio a scorrere la graduatoria per finanziare le proposte rimaste in attesa.

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