Rivolta in divisa contro i burocrati: il sindacato degli agenti chiede il comando esclusivo sulla sicurezza nelle carceri

Il segretario nazionale della sigla Con.Si.Pe., Roberto Melis, boccia l'attuale sistema direttivo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. La richiesta al Governo: vertici scelti tra chi indossa l'uniforme e dipendenza diretta dal Ministero.

Nel quadro della revisione degli uffici del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, l'apparato statale che ha il compito di gestire le carceri italiane, si apre un fronte di scontro netto sulla catena di comando. A sollevare la questione è Roberto Melis, segretario nazionale del Con.Si.Pe., una delle sigle sindacali che rappresenta gli agenti operativi all'interno degli istituti di pena.

Il nodo della discordia riguarda la gestione dell'ordine interno, un compito attualmente affidato in via esclusiva ai direttori delle carceri, figure di estrazione puramente amministrativa e civile. Secondo l'organizzazione sindacale, questa impostazione burocratica mostra falle strutturali non più tollerabili. La tesi mossa dai rappresentanti degli uomini in divisa è chiara: governare la sicurezza dietro le sbarre non può essere declassato a un mero lavoro d'ufficio. Si tratta di una funzione specialistica che richiede un bagaglio tecnico maturato sul campo, in mezzo ai bracci detentivi. Per valutare il rischio reale, gestire le criticità quotidiane e comprendere le necessità operative del personale, serve una leadership che abbia esperienza diretta delle dinamiche carcerarie.

La richiesta formale punta a uno scorporo drastico delle competenze. «Riteniamo indispensabile che la sicurezza sia affidata a figure appartenenti al Corpo della Polizia Penitenziaria, dotate di autonomia operativa e responsabilità diretta nella definizione delle linee d’azione», chiarisce Melis. L'obiettivo è svincolare gli interventi di ordine pubblico dalle lentezze e dalle distorsioni generate dalla burocrazia civile, affidando il comando operativo a chi possiede effettive funzioni di Polizia, per garantire tempestività e coerenza di fronte alle emergenze.

La linea tracciata dal segretario nazionale fissa un nuovo perimetro gerarchico, che punta a scavalcare l'attuale dirigenza per rispondere senza filtri ai vertici politici. «La Polizia Penitenziaria deve essere guidata da chi ne conosce la missione e ne vive le responsabilità operative», si legge nella nota diramata. «La sicurezza richiede una leadership interna al Corpo, posta alle dirette dipendenze del Ministro, e non può essere demandata a figure prive di funzioni di Polizia». Il piano di riordino auspicato dal sindacato sancisce quindi una separazione chirurgica dei compiti all'interno delle mura carcerarie: «La Polizia Penitenziaria deve essere comandata da chi ne conosce la missione e ne rappresenta l’identità professionale. Il DAP e i Direttori svolgano il loro ruolo nella gestione dei detenuti, mentre la sicurezza deve restare in capo a chi opera sul campo ogni giorno».

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