La valanga dei fondi europei schiaccia le imprese sarde: aggiudicati cinque miliardi per opere pubbliche, ma i costruttori locali raccolgono solo le briciole

L'analisi della CNA promuove l'efficienza della Regione sui bandi del Piano Nazionale, con il novantasei per cento delle gare portate a termine. I vertici dell'associazione di categoria denunciano però un sistema che premia i colossi nazionali a danno delle aziende dell'Isola.

L'onda d'urto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha stravolto il mercato sardo delle opere pubbliche, immettendo nel sistema una mole di denaro senza precedenti. Tra il 2021 e il 2025, la macchina amministrativa isolana ha sfornato 374 gare d'appalto legate ai fondi europei e al piano nazionale complementare, per un valore complessivo che supera i cinque miliardi e trecento milioni di euro. È questa la fotografia scattata dal Centro Studi della CNA Sardegna, l'organizzazione sindacale che rappresenta le piccole e medie imprese artigiane, attraverso un monitoraggio a tappeto dei bandi regionali.

I numeri del rapporto restituiscono un quadro caratterizzato da due velocità. Da un lato, il peso specifico dei finanziamenti europei: sebbene i cantieri Pnrr rappresentino appena un decimo del numero totale delle gare pubbliche indette nell'Isola (il nove virgola otto per cento), essi assorbono quasi la metà della spesa complessiva (il quarantasei per cento) su un totale di undici miliardi e mezzo. Un divario spiegato dalla mole mastodontica di alcuni interventi. La parte del leone spetta infatti alla cosiddetta Missione 7, il capitolo di spesa destinato alle grandi infrastrutture energetiche, che da sola vale 3,1 miliardi di euro. A far lievitare questa voce sono i progetti interregionali per la rete elettrica, tra cui la posa del Tyrrhenian Link e l'adeguamento del cavo sottomarino SA.CO.I.3.

Sul fronte dell'efficienza procedurale, la Sardegna incassa una promozione a pieni voti. L'osservatorio della CNA certifica che il 96,5 per cento del valore economico delle gare risulta regolarmente aggiudicato. Le stazioni appaltanti pubbliche hanno saputo sfruttare le corsie preferenziali introdotte dalla normativa d'emergenza, trasformando gli stanziamenti teorici in contratti firmati. A correre più veloci sono stati proprio i colossali bandi energetici, arrivati al cento per cento di assegnazione, mentre procedono con un passo più compassato, ma comunque solido, i cantieri diffusi sul territorio: l'ottantaquattro per cento dei fondi per asili e scuole ha trovato un costruttore, percentuale che scende al settantuno per cento per gli interventi di rigenerazione urbana.

Dietro le percentuali di spesa si nasconde però l'anomalia di un sistema che penalizza il tessuto economico locale. L'enorme flusso di denaro, denunciano gli artigiani, sta attraversando la Sardegna senza fermarsi nelle casse delle imprese isolane. A fronte di un tesoretto di oltre cinque miliardi di euro già assegnato, il valore degli appalti vinti in prima persona dalle ditte sarde si ferma alla misera cifra di centosettantasei milioni, corrispondente a un modesto tre per cento del totale. I grandi cantieri finiscono inevitabilmente per essere monopolizzati dai principali operatori edilizi su scala nazionale e internazionale, in grado di presentare i requisiti dimensionali e il fatturato richiesti dal Codice degli appalti, relegando i costruttori sardi al ruolo di meri subappaltatori chiamati a eseguire i lavori nelle retrovie della filiera produttiva.

A tirare le somme sono Francesco Porcu e Mauro Zanda, rispettivamente segretario e presidente regionale di CNA Costruzioni Sardegna. «Il novantasei per cento del valore delle gare aggiudicato è un risultato che parla da solo», ammettono i vertici sindacali. «Tuttavia, questo quadro positivo non può oscurare una criticità strutturale che ci preoccupa profondamente: solo il tre per cento della spesa è finito nelle mani di imprese sarde. È urgente aprire una discussione seria sulle condizioni che permettano alle piccole e medie imprese sarde di accedere ai grandi appalti, non solo come subappaltatrici ma come protagoniste dirette. Il codice degli appalti e i meccanismi di qualificazione attuale premiano la dimensione e l'esperienza su scala nazionale, penalizzando sistematicamente le imprese locali. Il Pnrr non può essere un'occasione mancata per la Sardegna, abbiamo dimostrato di saper aggiudicare: ora dobbiamo lavorare affinché quella spesa si traduca in lavoro e crescita per le imprese del territorio».

Cronaca