Il Comune di Cagliari ha superato ogni limite della decenza amministrativa; l'abbattimento di circa trenta garage, situati nelle case del Favero, tra Piazza Falchi, via Silesu, via Demuro e via Schiavazzi, pianificato con una freddezza che rasenta il cinismo, non è un intervento di decoro urbano, ma un'aggressione diretta al cuore pulsante del quartiere; ci troviamo di fronte a una gestione che, nel perseguire un profitto aziendale immediato, annienta le tutele sociali più elementari.
La decisione di radere al suolo strutture integrate nei palazzi per installare cassonetti dell'immondizia in piena curva stradale è un vero e proprio crimine logistico; si espone la popolazione a pericoli quotidiani, trasformando il banale atto di conferire i rifiuti in una sfida alla sorte; le discrepanze tecniche sono innumerevoli e gridano vendetta; dove il Comune vede solo spazi da riempire, gli abitanti vedono la distruzione di una quotidianità già martoriata.
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Non è finita; il paesaggio di Sant’Elia viene sistematicamente violentato: i rifugi per le colonie feline, le opere sacre, le piante protette e l'habitat dei falchi pellegrini sono stati sacrificati e altri verranno sacrificati senza pietà; è un'ecatombe ambientale che si somma al dramma sociale; invalidi segregati nei propri appartamenti, impossibilitati ad accedere ai garage; pescatori privati delle attrezzature di lavoro: si distrugge il sostentamento di intere famiglie per favorire gli interessi delle imprese appaltatrici.
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L'amministrazione cagliaritana deve rispondere di questo scempio; dietro il cemento e le ruspe, ci sono vite umane che non possono essere messe in discussione per le ambizioni di pochi; il Comune di Cagliari non può continuare a ignorare la voce dei suoi abitanti; la dignità dei residenti di Sant’Elia non è una merce di scambio, e chiunque abbia autorizzato questo massacro deve assumersi la responsabilità politica e morale di aver barattato il futuro di un quartiere con l'accumulo di denaro facile per pochi speculatori.