I ranger smascherano una discarica illegale dove venivano bruciati plastica e frammenti di eternit. Due persone denunciate alla Procura: rischiano fino a sei anni di carcere e l'obbligo di bonifica a proprie spese.
I roghi illegali avvelenavano l'aria e la terra delle campagne di Maracalagonis. Un'operazione investigativa condotta dagli agenti del Corpo Forestale e di vigilanza ambientale della Sardegna ha portato alla denuncia di due persone, accusate di aver trasformato un terreno agricolo in un inceneritore a cielo aperto. Il bilancio dell'intervento registra il sequestro preventivo di un'area vasta cinquemila metri quadrati e dei sigilli apposti all'autocarro impiegato per il trasporto illecito dei materiali.
L'indagine è scaturita dai monitoraggi del personale in forza alla Stazione Forestale di Sinnai. I ranger avevano registrato ripetuti episodi di fumo anomalo e scarichi abusivi nella zona, fenomeni che rischiavano di compromettere gravemente le cosiddette matrici ambientali, ovvero gli elementi fondamentali dell'ecosistema come il suolo e l'atmosfera. Attraverso lunghi appostamenti diretti e l'impiego di strumentazioni tecniche per l'osservazione, gli investigatori hanno raccolto un solido quadro probatorio, ovvero l'insieme delle prove necessarie per incastrare due soggetti sorpresi a scaricare sistematicamente rifiuti di varia natura in un'ampia porzione di terreno per poi darli alle fiamme.
A rendere l'impianto accusatorio particolarmente grave è la natura dei materiali rinvenuti dai Forestali tra le ceneri. I cumuli dati alle fiamme erano composti da un amalgama di materie plastiche miste e da frammenti di eternit, il nome commerciale di un diffuso materiale per l'edilizia contenente le pericolose fibre di amianto. La presenza di questi elementi ha fatto scattare l'aggravante della gestione di rifiuti pericolosi. Sulla scorta dei riscontri forniti dai ranger, la Procura della Repubblica, l'ufficio giudiziario incaricato di coordinare le indagini preliminari, ha avallato e disposto il sequestro penale dell'area trasformata in discarica e del camioncino utilizzato per la spola dei carichi.
Il fascicolo aperto dai magistrati contesta il reato di combustione illecita di rifiuti, una specifica violazione codificata all'interno del Testo Unico dell'Ambiente, la legge nazionale che disciplina la tutela e la salvaguardia del territorio. Trattandosi di scarti classificati come pericolosi, la norma prevede sanzioni pesanti: i due denunciati rischiano una condanna che comporta la reclusione da tre a sei anni, la confisca definitiva del mezzo di trasporto utilizzato e l'obbligo di provvedere a proprie spese alla bonifica integrale e al ripristino sanitario dei luoghi inquinati. Un sistema repressivo che, ricordano i vertici del Corpo, trova il suo innesco fondamentale anche nelle segnalazioni dirette dei cittadini inoltrate attraverso il numero verde di emergenza ambientale 1515.