Carceri, Melis (Con.Si.Pe) contro il piano 41 bis: "La Sardegna non è un deposito. Provveditorato batta un colpo"

Il Segretario Nazionale del Con.Si.Pe, Roberto Melis, interviene duramente sull'ipotesi di trasformare le strutture di Uta, Bancali e Badu ’e Carros in poli nazionali destinati al regime 41-bis.

«Se qualcuno pensa di trasformare Uta, Bancali e Badu ’e Carros in poli nazionali del 41-bis senza un confronto serio con le istituzioni del territorio, sappia che troverà la nostra opposizione più ferma. La Sardegna non è terra di conquista né un luogo dove scaricare scelte che altri non vogliono assumersi».

L'allarme riguarda le indiscrezioni su un progetto che concentrerebbe nell'isola una quota rilevante di detenuti sottoposti al regime speciale. «Parliamo di numeri che, se confermati, avrebbero un impatto enorme sulla sicurezza, sulla sanità penitenziaria e sull’organizzazione del lavoro del personale. E soprattutto rischiano di compromettere l’esecuzione penale ordinaria, costringendo i detenuti sardi a scontare la pena lontano dalla loro terra».

Melis contesta il mancato coinvolgimento locale. «Da mesi si parla di decisioni già prese nei palazzi romani, mentre alla Sardegna non viene riconosciuto nemmeno il diritto di essere ascoltata. Questo metodo è inaccettabile. Non si può pretendere che un’intera regione subisca scelte così pesanti senza trasparenza e senza un confronto preventivo».

La preoccupazione si estende alle condizioni della Polizia Penitenziaria. «Il personale è già allo stremo. Prima di immaginare nuovi regimi detentivi, si garantiscano organici adeguati, strutture idonee e servizi sanitari all’altezza. Diversamente, si mette a rischio la sicurezza di tutti».

Melis si rivolge infine alla cittadinanza e al Provveditorato con un appello alla mobilitazione e una richiesta di chiarezza ai vertici amministrativi regionali. «La Sardegna ha il diritto di decidere sul proprio futuro. Chiedo ai cittadini, ai rappresentanti politici e alle comunità locali di far sentire la propria voce. Non permetteremo che l’isola venga trasformata in ciò che non è e non vuole essere. Saremo altrettanto curiosi di conoscere la posizione ufficiale del Provveditorato regionale rispetto a questa vicenda, perché il silenzio, in momenti come questo, pesa quanto le decisioni».

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