La Cadetta dell'Amatori Alghero è un ciclone: 13 mete a Capoterra. Sabato da leoni e un monologo da 85 a 0

Ci sono sabati pomeriggio in cui il campo da gioco smette di essere un luogo di contesa e diventa il palcoscenico di un assolo. È quanto accaduto ieri a Capoterra, dove la squadra cadetta dell'Amatori Rugby Alghero (Serie C) non si è limitata a vincere, ma ha letteralmente annichilito l'avversario con un punteggio "monstre": 0 a 85.

Terza gara, terza vittoria. I catalani si confermano un rullo compressore, una macchina da guerra che macina gioco e avversari senza mostrare il minimo segno di appagamento. Tredici volte la palla è finita oltre la linea di meta, trasformando una trasferta storicamente ostica in una passeggiata trionfale.

Ma ridurre tutto all'aritmetica sarebbe un torto a questi ragazzi. Perché dietro quell'85 a 0 c'è la filosofia del tecnico Marco Spirito, un nocchiero che a fine gara non cerca lodi per i solisti, ma applaude l'orchestra. «Siamo molto soddisfatti, 13 mete in trasferta, su un campo storicamente ostico come Capoterra, è sicuramente una grande soddisfazione», commenta l'allenatore. «La cosa veramente positiva è che non c'è nessuno che ha spiccato particolarmente rispetto agli altri». È stata la vittoria del collettivo, capace di mantenere l'intensità per ottanta minuti, senza cali di tensione, segnando con uomini sempre diversi.

Eppure, in questo coro perfetto, tre storie meritano la ribalta, perché raccontano il futuro e la ripresa. La prima è quella della "linea verde": l'esordio nei Seniores di due ragazzini di appena 17 anni (compiuti il mese scorso), Mattia Meloni e Giulio Andreetto. E se l'emozione gioca brutti scherzi, non è stato questo il caso: Andreetto ha addirittura bagnato il debutto con una meta al 45', un sigillo che non dimenticherà mai.

La seconda storia è quella di un ritorno che sa di liberazione. Davide Marcellan, il "padovano" ormai algherese d'adozione, ha rimesso piede in campo dopo otto mesi di calvario per infortunio. La ruggine? Non pervenuta. Per lui una prestazione sontuosa condita da due mete (al 28' e al 40').

Il tabellino dei marcatori è lungo: ha aperto le danze Elias al 7', seguito da Murineddu al 14' e Calabrò al 21'. Poi è toccato a Marcellan (28'), Rizzo D. (33') e ancora Marcellan (40'). Nella ripresa la musica non è cambiata: in meta l'esordiente Andreetto (45'), il bis di Rizzo D. (52'), Bogliani (59'), Daga A. (66'), la doppietta di Calabrò (71'), May (78') e Daga a chiudere i conti all'85'.

«Proseguiamo verso il nostro obiettivo», chiude ermetico Spirito. E con un ruolino di marcia così, l'obiettivo non può che essere uno solo: guardare tutti dall'alto in basso fino alla fine.

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